Bienno  
 

Palazzo Simoni Fé

( a cura di Lucia Morandini)

 
 

 

Il complesso del Palazzo Simoni-Fè, di notevole impatto, è posto proprio all’inizio del centro storico di Bienno. La struttura è per buona parte ottocentesca, ma conserva anche un nucleo seicentesco sviluppatosi da un edificio quattro-cinquecentesco, che ospita dal 1988 la Biblioteca Comunale e, sopra di essa, locali con destinazione residenziale, mentre il grande complesso ottocentesco è stato sede dell’Asilo Infantile Simoni-Fè dal 1935 fino a pochi anni fa, come da volontà della donatrice Contessa Paolina Fè D’Ostiani Montholon.
Per immaginare come poteva essere all’inizio del XIX secolo il Palazzo Simoni-Fè, è di grande aiuto una raffigurazione del paese conservata proprio sul soffitto di una sala al piano primo: sullo sfondo del paese di Bienno, il Palazzo Simoni-Fè è immerso nel verde di un grande brolo.
Tale brolo è ormai urbanizzato; ma conserva una struttura architettonica fortunatamente rimasta invariata. Il fronte principale si affaccia sul giardino, la facciata è simmetrica, di tre piani più il sottotetto, con nove ordini di aperture e corpo centrale lievemente aggettato. Il prospetto sud-ovest, quello su Via Contrizio, inizia con l’alto muro di cinta che chiude il giardino e si sviluppa seguendo l’andamento di una grande nicchia semicircolare nella quale si apre, ai lati di due pilastri bugnati in granito, una cancellata ottocentesca in ferro battuto. L’edificio, in questo prospetto, mostra ancora tre piani più il sottotetto con sette ordini di aperture. Sul lato è ben evidente la parte preesistente, con grande affresco votivo al centro e due ordini di aperture con cornici in arenaria; al primo piano aggetta il balcone sorretto da sette mensole a voluta, circondato da una ringhiera in ferro battuto. Da qui continua l’edificio seicentesco, con caratteristiche interne ancora cinquecentesche, sempre a tre piani più il sottotetto, con cinque ordini di aperture definite da cornici modanate in arenaria, chiuse al piano primo da inferriate inginocchiate, decorate da volute nei fianchi e nella cimasa. Il prospetto sud-est continua la facciata appena descritta con cinque ordini di aperture e inferriate aggettanti al piano primo concluse da volute contrapposte. Nell’ultima parte del muro di cinta si apre il portale in arenaria a tutto sesto.  La facciata nord-est prospetta sul cortile interno e, a piano terra, mostra i resti di un pilastro con due imposte d’arco tipicamente quattrocentesche. Sul gran cortile affacciano i lati nord-est e sud-est del palazzo ottocentesco con il grande terrazzo aggiunto nel 1936 dopo la realizzazione del refettorio e delle Ex Scuderie.
La parte ottocentesca, proprio grazie alla sua destinazione, conserva appieno le caratteristiche originarie del palazzo: negli infissi, nelle pavimentazioni in seminato, negli affreschi che decorano i locali dei piani superiori.
Al piano terra si accede alla sala, coperta da sei volte a crociera sorrette da due colonne binate in pietra arenaria, da qui si sviluppa il vano dello scalone dal soffitto affrescato dove è raffigurata la Fucina di Vulcano. Al piano primo si apre un grazioso salottino, decorato nelle pareti da velari e nel soffitto da motivi zoomorfi di raffinata fattura, forse realizzazioni di Francesco Inganni pittore bresciano famoso in quel periodo per questo genere di decorazioni. Il salottino è preceduto da un corridoio abbellito da motivi pompeiani perfettamente conservati anche negli infissi. Poi si accede al grande Salone affrescato che conserva nel soffitto La gloria del Tasso con le figure allegoriche della Gloria che incorona il poeta, della Fama che suona una tromba e dell’Invidia con una serpe. Alle pareti sono appesi i ritratti della Famiglia Simoni e Fé d’Ostiani. Da visitare, inoltre, la Sala della Musica, con composizioni di strumenti musicali e la Sala dei Paesaggi con la raffigurazione di Bienno a metà Ottocento.
Al piano secondo troviamo ancora decorazioni dipinte, soprattutto nei soffitti delle varie stanze, anche qui ben conservati gli infissi e i pavimenti in cotto.
L’interno della parte adibita a Biblioteca Comunale conserva, al piano primo, un camino del XVII secolo in arenaria, con mensole a volute terminanti a zampa di leone, che sostengono l’architrave modanato con agli angoli foglie d’acanto e al centro, entro cartella, lo stemma della Famiglia Simoni e le iniziali “A. S”. La sala delle riunioni è coperta da un soffitto a travature dipinte, da festoni con frutta, motivi floreali, cartelle e girali di foglie d’acanto. Sul lato sinistro è inserito un monumentale camino in arenaria con cornice modanata, arricchita da baccellature e foglie d’acanto. La cappa è decorata da una ricca cartella in stucco con volute, due testine, foglie d’acanto e cimiero al culmine, con interno, entro corona d’alloro, lo stemma della famiglia Simoni: l’aquila nera in campo giallo portante il motto “FIDES”.
Nella sala sono conservati gli infissi lignei originari con catenacci in ferro battuto, fissati da piastre a motivi merlati. Degno di nota l’infisso di un armadio a muro cinquecentesco perfettamente conservato.  

 

 
 

 
                                                  
 
 
 

 

 

 

 

 

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