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Uno sguardo costante sull’Africa 

Il 75° di “africa” offre l’occasione per presentare il lavoro che i Padri Bianchi compiono da 125 anni in Africa e in Occidente. Il loro sforzo: annunciare il Vangelo anche con i mezzi di comunicazione, seguendone l’incalzante sviluppo. La loro presenza contribuisce a tessere e mantenere una rete di amicizia e di solidarietà tra il Nord e il Sud del globo, ad informare sulla crescita delle comunità cristiane e dei popoli in Africa, mostrandone la bellezza, le riuscite, i segni di speranza e di amore.

 

Quest’anno, nel mese di ottobre precisamente, la rivista “africa” compie 75 anni. Dal 1922, la rivista “Le missioni dei Padri Bianchi in Africa”, così si chiamava allora, ha fatto conoscere le nostre missioni d’Africa agli amici della nostra Società Missionaria, ha invitato i giovani ad unirsi a noi nell’avventura dell’evangelizzazione dell’Africa, o ha chiesto aiuto per sostenere il lavoro di coloro che si trovavano in missione. Il giubileo dei 75 anni della rivista “africa” è quindi l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno lavorato alla sua edizione. E vorrei farlo facendo apprezzare meglio il lavoro dei Missionari d’Africa nell’evangelizzazione attraverso i mezzi di comunicazione come, appunto, la stampa. E’ questo un aspetto, spesso dimenticato ma importante, del lavoro della nostra Società Missionaria che merita tutta la nostra attenzione.
A Parigi, nel 1871, i Missionari d’Africa pubblicavano il loro primo bollettino: “Le Missioni d’Africa sotto la protezione della Madonna d’Africa”. Fu il primo dei 350 bollettini o riviste ai quali la nostra Società ha partecipato. La storia del nostro apostolato tramite giornali e riviste in Europa e in Africa non è stata una storia senza difficoltà, di continuo progresso. Ci sono stati molti intralci dovuti alle situazioni politiche e alle guerre, alla mancanza di personale qualificato per questo lavoro, o semplicemente per mancanza di mezzi finanziari.

 

nasce la stampa missionaria

In Africa, la stampa è stata il mezzo più usato fin dalla fine del secolo scorso. Sette fra le tipografie fondate da Missionari, fra il 1873 e il 1909, sono ancora in funzione oggi. Pochi lettori del giornale “MUNNO”, in Uganda, sanno che fu fondato dai Missionari d’Africa nel 1911 e che è il primo dei giornali e riviste in Africa! E poi, sapevate che, nell’ambito del cinema africano, i Missionari d’Africa sono stati dei veri pionieri? Nel 1929, il P. Defleys ha girato il film in 8mm intitolato: “Da Dakar a Gao”. Un bel documentario sulle popolazioni dell’Africa Occidentale Francese e la Missione di quei tempi. Fu il primo di molti film sull’Africa che hanno permesso a migliaia di europei e americani di rendersi conto della vita e della Missione in Africa. “Africa Films”, così si chiamava, è stato il più grande progetto cinematografico sull’Africa fino agli anni ’60, quando le video cassette hanno sostituito progressivamente i films a 8mm. D’altra parte, però, non abbiamo mai sfondato nelle trasmissioni radio. Infatti, le autorità coloniali prima e poi i governi nazionali, hanno sempre preteso conservare gelosamente il monopolio di questo potente mezzo di comunicazione. Al massimo era concesso ai confratelli di usare le antenne nazionali o regionali per le emissioni religiose. 
Soltanto quando il vento della democrazia ha incominciato a soffiare, si sono formate vere e proprie stazioni radio della Chiesa.
Con la crescita della Chiesa, certe Congregazioni, specializzate nei mezzi di comunicazione, si sono unite ai progetti di evangelizzazione. A questo punto i missionari di sono ritirati da questo settore, per lasciare a quelle Congregazioni la possibilità di svolgere la missione secondo il loro proprio carisma. Oggi, i Missionari d’Africa dirigono soltanto quattro tipografie, due stazioni radio e tre studi video.

 

dai mezzi tradizionali...

Avendo diminuito i nostri impegni nella produzione di mezzi di comunicazione, i nostri missionari possono concentrarsi sull’utilizzazione di mezzi tradizionali e moderni. Abituando la gente all’uso dei diversi mezzi di comunicazione, la si è incoraggiata a comunicare le sue opinioni ed esperienze e ad intraprendere il dialogo fra il Vangelo, la loro cultura e la loro società. In molte missioni c’è una sala di lettura, una biblioteca dove si possono consultare libri, riviste, giornali. Spesso c’è anche una videoteca con una buona selezione di films educativi e ricreativi. Noi incoraggiamo i nostri missionari ad interessarsi di più ai mezzi di comunicazione tradizionali della gente e per la gente: complessi musicali, corali, gruppi di danzatori, compagnie teatrali, narratori, ecc. possono educare e divertire la popolazione fino nei villaggi più sperduti. L’uso della fotografia, delle diapositive, aiuta la gente ad apprezzare la bellezza o la bruttezza di un comportamento e invita alla riflessione; la scultura, la pittura o anche semplici posters dicono ciò che la gente vive. 
Questi semplici mezzi di “comunicazione collettivi” possono far passare dei messaggi religiosi , sociali e anche politici. Sono le forme nelle quali si esprimono le paure, la collera, le speranze e i valori delle persone semplici. Il compito dei nostri missionari è d’invitare la gente a far uso dei loro mezzi tradizionali di comunicazione per promuovere i valori evangelici nella vita di ogni giorno.
Anche in Europa i nostri missionari si sono impegnati in questo campo: invitare i Cristiani a considerare le sfide che l’Africa presenta alla nostra società industrializzata, non soltanto dal punto vista economico o sociologico, ma alla luce dei valori del Vangelo. Questo i Missionari d’Africa lo fanno attraverso le loro riviste e intervenendo sulla grande stampa.

 

... alla tecnologia avanzata

I Missionari d’Africa intendono informare la gente sulle loro esperienze e i loro progetti missionari attraverso 14 riviste in 12 paesi. Lo scopo della stampa missionaria è quello di mantenere una rete di amicizia e di solidarietà con tutti i lettori; di informarli sugli sviluppi delle comunità cristiane in Africa mostrando la bellezza, le riuscite, i segni di speranza e l’amore del mondo africano. Ma le nostre riviste sperano anche poter rendere servizio dando elementi di riflessione per comprendere le situazioni proprie dell’Africa e la loro ripercussione sui paesi europei e americani. Così facendo speriamo far partecipare, con profitto, i nostri lettori all’incontro e ad apprezzare il valore del dono che ci viene offerto dalla specificità dell’altro in un mondo sempre più piccolo. 
Ma il nostro compito è anche di essere più presenti, positivamente, sulla grande stampa. Spinti dalla necessità di dire qualche cosa di nuovo, di essere rapidi e concorrenti, ricevendo spesso informazioni sull’Africa incomplete o tendenziose, i giornalisti apprezzano quel supplemento di informazione, quell’opinione che considerano come una verifica credibile. 
I Missionari d’Africa offrono a costoro, tramite “Africa Link”, il nostro sito su Internet, molte informazioni sull’Africa. Il nostro “Bulletin d’information Africaine endash African New Bulletin” offre attraverso E-Mail, ogni settimana un riassunto di notizie sull’Africa. Ogni quindici giorni, BIA-ANB offre una selezione degli articoli sull’Africa apparsi sui giornali europei e dà la possibilità di consultare la sua documentazione su molte situazioni e molti paesi in Africa.
Che sia su Internet à Washington, nella Redazione di “africa” a Milano, nella stazione radio di Dar-es-Salam o che stia componendo canti con i rifugiati del Ruanda, il lavoro del missionario d’Africa nel mondo dei mezzi di comunicazione è di essere un promotore di libertà, di verità e di formazione. 
Un promotore di libertà, poiché esprimere liberamente le proprie opinioni e informazioni, permette alle persone di dibattere sulle proprie esperienze. Un promotore di verità, poiché l’informazione permette d’interpretare i fatti. Non si può fare giustizia se non tramite la ricerca della verità; questa ci invita a riflettere sulla società alla luce del Vangelo. Un promotore di formazione, poiché la libertà e la verità spingono le persone a diventare responsabili del loro destino e ad impegnarsi a costruire una società giusta, responsabile, rispettosa e cristiana.
Questa è anche la missione della rivista “africa”! Un grande grazie ai Padri Adriano, Domeni-co, Guido, Bruno, e Antonio, co- me pure a Maddalena, Enrico e altri collaboratori per il loro eccellente lavoro di gruppo per la pubblicazione di “africa”. Grazie per ciò che tutte queste persone fanno per la missione, anche se questo lavoro le obbliga a stare lontano dall’Africa che amano molto. Un grande grazie anche a tutti i lettori, per il sostegno e la partecipazione alla nostra missione comune in Africa. L’augurio è che “africa” possa dare, per molti anni ancora, il piacere di scoprire la bellezza della creazione divina che si esprime attraverso i valori del mondo africano. 
Tanti auguri, “africa”! 

 

Fedeltà alla Missione

Dal modesto inizio nel 1922 “africa” testimonia lo sviluppo delle Missioni e delle Chiese africane negli anni decisivi della loro storia.

 

Rievocando gli inizi dell’opera dei Missionari d’Africa, Padri Bianchi, in Italia, si resta colpiti dal fatto che una ventina circa di missionari sono entrati nell’Istituto e partiti per le rispettive missioni africane, ancor prima che venisse aperta una casa destinata alle vocazioni italiane dei Padri Bianchi. Come erano venuti a conoscenza, quei pionieri, di una Società missionaria di fondazione relativamente recente, che aveva le sue case di formazione all’estero e addirittura in Africa?

 

I Pionieri

Il cardinale Lavigerie aveva fatto conoscere l’Istituto dei Missionari d’Africa, che aveva fondato in Algeria nel 1868, nelle sue assidue visite in Italia: specialmente dopo la sua nomina a Vicario apostolico di Tunisi (1881) cercava sacerdoti per la popolazione italiana della Tunisia. La campagna antischiavista da lui condotta in tutta Europa (1888-1889), lo portò a parlare anche a Napoli, Roma e Milano. A Lui deve la sua vocazione il primo dei Padri Bianchi italiani, il P. Santo Tomaselli, di Catania, che nel 1888 si offrì per lavorare fra la popolazione siciliana di Tunisia. Ma nel 1890, dopo l’ordinazione sacerdotale, entrò nella Società e più tardi fu missionario in Uganda.
Il secondo Padre Bianco italiano, il piemontese P. Angelo Gramaglia, fu influenzato dalla lettura delle pubblicazioni dell’Opera della Propagazione della Fede. Gli “Annales de la Propagation de la Foi”, avevano un’edizione italiana, che arrivò a 30.000 copie. Il seminarista Gramaglia li leggeva avidamente durante le vacanze, presso il parroco di Buttigliera d’Asti, sua parrocchia, che ne possedeva la raccolta completa. Nel 1872 usciva a Milano l’edizione italiana del settimanale “Les Missions Catholiques“, iniziato dalla stessa Opera nel 1868. Essa era dovuta all’iniziativa di Mons. Giuseppe Marinoni, direttore del “Seminario lombardo per le Missioni estere”, (oggi PIME). Queste pubblicazioni fecero conoscere anche in Italia l’attività missionaria del card. Lavigerie e dei suoi Padri Bianchi. Nel 1880 “Le Missioni Cattoliche” pubblicarono in varie puntate “il giornale di viaggio dei Missionari di Algeri” verso l’interno dell’Africa Equatoriale, effettuato nel 1878-79. L’annata del 1884 contiene il giornale di viaggio “Da Tabora al Massanze”, del P. Guillet P. B., superiore della Missione del Tanganica. Il ruolo della stampa missionaria, quindi, fu determinante per i Padri Bianchi fin dagli inizi della loro opera in Italia

 

Prime realizzazioni

La prima comunità per le vocazioni italiane fu costituita a Parella, vicino ad Ivrea (Torino) nel luglio 1921. Ad ottobre si facevano già progetti per lanciare “un Bollettino, per propaganda” e si decideva di sottomettere l’idea “ai nostri venerati superiori” e di prendere contatto “con tutti i nostri Confratelli italiani”. I fondatori della comunità di Parella erano tre missionari reduci dalle missioni equatoriali, dove avevano maneggiato certamente più la cazzuola che la penna. Ma si resero subito conto della necessità della stampa, per diffondere idee, lanciare inviti, partecipare al movimento missionario che in quello scorcio di tempo andava affermandosi in Italia. I grandi Istituti missionari italiani erano già stati fondati da qualche decennio, ma in questo periodo molte altre famiglie religiose maschili inviarono loro membri in missione, (nel 1950 saranno 90!). Gli anni fra le due guerre mondiali conobbero un grande fervore e una vera fioritura di iniziative. Basti pensare alla fondazione dell’Unione missionaria del Clero (1916), alle encicliche “Maximum illud” (1919) e “Rerum Ecclesiae” (1926), alla centralizzazione delle Opere Missio- narie a Roma (1922, l’istituzione della Giornata Missionaria mondiale (1926), la grandiosa Espo- sizione missionaria mondiale dell’Anno santo (1925). Bisogna ricordare l’eco suscitata da avvenimenti quali la beatificazione dei Martiri d’Uganda (1920), la consacrazione dei primi vescovi cinesi (1926), giapponesi (1927), africani (1939). E’ di questo tempo anche la prima fioritura degli studi di Missiologia, con riviste specializzate e cattedre universitarie...
La pubblicazione che i pionieri Padri Bianchi di Parella auspicavano non aveva ambizioni scientifiche. Essa apparteneva a quella “stampa missionaria periodica di propaganda” che verso il 1940 conterà in Italia ben 62 testate. La prima Guida delle Missioni Cattoliche (1933) non le nomina nemmeno nella ampia “Appendice” dedicata alla “Bibliografia Missionaria”, pur riconoscendo che “perfino i periodici missionari popolari trattano talvolta dei problemi missionari in modo esemplare” (Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1934, Appendice B, pag *141). 
Il primo numero della pubblicazione dei Padri Bianchi italiani uscì per ottobre 1922 col titolo: “Le Missioni dei Padri Bianchi in Africa, periodico mensile illustrato”. Presentava la Società dei Missionari d’Africa, il suo campo di lavoro e la nuova comunità sorta a Parella. Il programma che si dava era molto semplice: “Il periodico racconterà ai lettori quel che operano i Padri Bianchi, specialmente i membri italiani, nella varie Missioni d’Africa loro affidate”. Un certo ottimismo traspare dalla cronaca della prima S. Messa solenne celebrata quell’estate dal neo sacerdote P. Alfredo Spoto, di Catania. Pieno di entusiasmo è pure il racconto di tre giovani sacerdoti italiani che si facevano missionari e passavano da Parella prima di partire per il Noviziato di Maison Carrée (Algeri); fra di essi i futuri Padri Gallo Enrico e Ciavattoni Luigi. Chiudeva il fascicolo di 16 pagine un gustoso racconto: “Le prime tribolazioni di un missionario”. Il Direttore del periodico vi paragonava le difficoltà incontrate nel nuovo lavoro, con quelle che aveva provato in Uganda per imparare la lingua. La gente, i vecchi saggi o i ragazzi smaliziati, lo incoraggiavano citandogli un proverbio: “Anche quelli che ora chiocciano (polli), sono stati prima uova!”. Anche i grandi hanno incominciato dal poco. Anche il modesto periodico dei Padri Bianchi italiani, col tempo crescerà! Era il primo di una serie di gustosi racconti dal vero, scritti con vivacità ed arguzia, attesissimi dai lettori, che il Direttore pubblicava nella rubrica “Dal mio taccuino”.

 

P. Michele Franco

Il Direttore del periodico era il P. Michele Franco, di Giaveno (Torino). Entrato fra i Padri Bianchi nel 1900, già sacerdote e laureato in teologia presso la facoltà del Seminario di Torino, arrivò in Uganda nel 1902. Lavorò molto alla formazione dei primissimi sacerdoti africani. Toccò a lui, rettore del Seminario maggiore, presentare al sacerdozio i primi due candidati ugandesi nel 1913. Nel 1915 si occupò attivamente della fase conclusiva del processo diocesano per la beatificazione dei Martiri d’Uganda, e nel 1916, in piena guerra, portò a Roma la documentazione per il processo apostolico. Compose anche l’ufficio dei Martiri d’Uganda, e negli inni, nelle preghiere e nelle lectiones del secondo notturno profuse tutta la sua pietà, e la sua ispirazione di poeta e compito latinista.
Il periodico da lui impostato voleva essere soprattutto una testimonianza del lavoro missionario. Le numerose lettere dei Padri Bianchi, specialmente italiani, che lavoravano in Uganda, nel Burundi, in Tanganica, nel Congo, in Africa Occidentale, nel mondo musulmano dell’Africa del Nord, nel Sahara, la Cabilia, la Tunisia, davano un senso di concretezza all’ideale missionario. La pubblicazione testimoniava anche il lavoro di animazione che si andava compiendo in Italia, il contatto con le parrocchie, i gruppi, i centri missionari. 
Nel 1928 si aprì a Catania una Scuola apostolica per aspiranti delle classi ginnasiali. La rubrica regolare “Eco di Catania” testimoniava i progressi, l’irraggiamento che quell’opera aveva in Sicilia e in tutto il Sud. Della pubblicazione colpiva, e colpisce anche oggi chi la rivede, un grande senso di vita vissuta, di testimonianza, appunto. Un giovane in partenza per il noviziato nell’ottobre 1937 scriveva per ringraziare “codesto periodico ‘Le Missioni dei Padri Bianchi’ che cooperò grandemente ad accendere in me l’ardore missionario, con i suoi bei articoli di vita vissuta, scritti da missionari che si trovano sul luogo dell’apostolato”.

 

La Provincia italiana dei Padri Bianchi

Nel 1936 l’opera dei Padri Bianchi in Italia veniva riconosciuta dalla S. Sede e dal governo italiano, come “Provincia italiana della Società dei Missio- nari d’Africa, Padri Bianchi”, ente morale dotato di personalità giuridica. La casa di Parella diventava effettivamente un seminario per il corso liceale-filosofico.
Nel 1938, dopo sedici anni di vita piemontese, il “Bollettino”, come veniva comunemente chiamato, fu trasferito a Roma e affidato alla direzione del P. Enrico Gallo, da poco rientrato dalla Cabilia (Algeria). “L’onnipresente P. Gallo”, come ebbe a definirlo la rivista della Lega Missionaria Studenti, divenne conosciutissimo in tutta Italia. Animato da grande entusiasmo e spirito soprannaturale, sapeva trasfondere specialmente nei giovani i suoi due grandi amori: l’apostolato missionario e la Società dei Padri Bianchi. Le sue pagine erano scritte in uno stile vivace, incisivo, come anche la sua viva parola che tanto piaceva ai giovani. Durante gli anni della guerra, il vecchio castello di Parella accoglieva anche il noviziato e i corsi di teologia, per i candidati italiani, che non potevano recarsi nei seminari internazionali dell’Algeria e della Tunisia. Nella precarietà e nella povertà imposte dal clima di guerra, le vocazioni affluirono e un grande fervore animava la giovane Provincia, e il suo pur modesto periodico seppe farsene il promotore e l’eco allo stesso tempo.
La guerra impose duri sacrifici. Il Padre Gallo, nel 1940 partì come cappellano militare. Le sue lettere, prima dal fronte e poi dal campo di prigionia di Yol (India), dove volle seguire fino in fondo i suoi soldati, rifiutando il rimpatrio, divennero quasi una rubrica fissa del “Bollettino”, alla direzione del quale subentrò il P. Giovanni Cottino. Dopo l’autunno 1943, il fronte divise in due la penisola. Il periodico, sempre basato a Roma, non riuscì più a comunicare coi suoi abbonati e lettori. Viene sospeso dopo il numero di giugno-luglio 1943. Ma pur nelle strettezze e nella insicurezza della guerra c’erano tante cose da dire ai lettori, ai benefattori. Proprio in quel 1943 c’erano state nove ordinazioni sacerdotali. 
La pubblicazione riprese col numero di maggio-giugno 1944, pubblicato da una comunità ospitata nel Seminario diocesano di Vercelli. “Il nostro piccolo periodico non vuole, non deve morire, diceva l’editoriale. Ritorna in veste mutata, mal ridotto... E’ la fiammella indice di un fuoco maggiore, che eromperà, speriamo, non appena potrà”. 

 

P. Augusto Tosi

Dopo la guerra, nel 1946, la redazione del periodico tornò... a Parella. Anima della ripresa fu il Padre Augusto Tosi, (1946 - 60), giovane missionario della diocesi di Novara, che mise a servizio del periodico le sue doti letterarie, la sua vasta cultura, la sua agile penna. Diede alla pubblicazione un taglio nuovo, moderno, a cominciare dal titolo: AFRICA. Aveva intuito che i paesi africani andavano incontro ad un avvenire nuovo, uniti nella stessa sorte, nel campo politico, economico, sociale e religioso. L’interesse della pubblicazione si incentrò più decisamente sul mondo africano, i suoi popoli, la sua cultura, le sue giovani Chiese, seguendo l’evoluzione degli avvenimenti stessi. Il carisma dei Padri Bianchi trovò in lui una felice divulgazione, in opuscoli vivaci che presentavano figure ed avvenimenti fondamentali della storia missionaria dell’Istituto: il Fondatore, i Martiri d’Uganda e le Missioni equatoriali, i Martiri del Sahara e la penetrazione in Africa Occidentale... In un primo tempo la rivista venne anche stampata in casa, a Parella, con macchinari poco più che rudimentali. Per la fine del 1948 “Africa” si trasferì a Milano e il clima della città fervida di iniziative e di lavoro accese ancor più la fantasia e l’entusiasmo di P. Tosi. Volle pubblicare la rivista in formato “Selezione”, “formato pratico, dinamico, tascabile”, affermava nella presentazione, pur impegnandosi a fornire la stessa quantità e qualità di informazioni. Nel 1953 si lasciò tentare dal progetto di trasformare “Africa” in una pubblicazione per ragazzi, che addottasse le tecniche e i generi letterari propri delle pubblicazioni per la gioventù: il fumetto, il racconto illustrato, la cultura storica e geografica. Aveva trovato collaboratori, finanziamenti e... un titolo: “Tropical”. Incomprensioni, malintesi, assurde opposizioni fecero naufragare l’impresa dopo i primi numeri. Al P. Tosi rimase la... consolazione di vedere, in tempi più maturi, la sua impostazione ripresa e imitata da altre pubblicazioni.

 

I tempi nuovi

Negli anni sessanta, “Africa” si faceva eco del nuovo spirito e degli avvenimenti che andavano trasformando il mondo missionario, l’Africa e tutta la Chiesa. Il P. Agostino Brignoli (1960-63), reduce dal Burundi, prese la successione del P. Tosi, attento alle due realtà che incidevano maggiormente sul continente africano: l’indipendenza politica di molti stati, e l’affermarsi delle Chiese africane al Concilio. Nel 1964 “Africa” riprese ad uscire in formato rivista: il formato tascabile non era più adeguato. P. Antonio Scarin, rientrato nel 1963 dal Congo, dove aveva vissuto il drammatico passaggio all’indipendenza, si adoperò a trasmettere lo spirito della nuova Missione, definita dal Concilio, far conoscere le forze nuove che si affiancavano agli Istituti missionari, i Preti “Fidei Donum”, i volontari internazionali cristiani, i movimenti di laicato missionario, presentare le giovani Chiese e i loro Vescovi. Il nuovo formato, pur in un ridotto ritmo bimestrale, permetteva una documentazione fotografica più ampia e un’organizzazione del materiale pubblicato in rubriche fisse ed omogenee. Durante i sedici anni della sua direzione il P. Scarin (1963 -79) ebbe cura di perfezionare sempre meglio la formula e di arricchire la rivista dell’esperienza acquisita in altre sue attività pastorali, di studio e di insegnamento teologico.

 

Gli anni recenti

Un semplice cenno basterà per seguire lo sviluppo di “africa” negli anni più recenti, nei quali parecchi giovani missionari si susseguirono nella costante preoccupazione di migliorare la rivista, pur nella continuità e la fedeltà alle scelte essenziali. P. Giovanni Castagna (1980 - 1983) cura la parte letteraria e grafica con sensibilità di artista, privilegia la presentazione di realizzazioni concrete che “incarnano” i problemi di cui tanto si parla: volontariato internazionale, piccole comunità cristiane, laicato... Nel 1983 promuove un’inchiesta fra gli abbonati e lettori di “africa”, che pur ottenendo risposte limitate (8%), riesce a dare indicazioni preziose su temi, argomenti, rubriche maggiormente seguite o desiderate. Prendendo la guida del periodico nell’estate del 1983 il P. Pierangelo Pirotta (1983-85) porta ad “africa” l’entusiasmo e quasi l’impetuosità del giovane missionario che ha incontrato i problemi nel vissuto della missione nello Zaire e più tardi nel Mozambico e una particolare sensibilità per i problemi di “giustizia e pace”. Il P. Paolo Costantini (1986 - 89), dotato di particolari qualità di pubblicista, riesce a far imboccare ad “africa” l’ardua via dell’informatica, della quale egli in breve tempo diventa un esperto navigatore; e specialmente sa trovare una rete di collaboratori, giornalisti, missionari, esperti del- l’Africa, che danno alla pubblicazione un certo taglio professionale e un respiro internazionale. La sua direzione è continuata da P. Vittorio Bonfanti (1989 - 91), che mette a disposizione di “africa” la sua versatilità e, attento ai segni dei tempi, apre la rubrica fissa “Il mondo dell’Islam”, che incontra largo interesse. P. Aldo Giannasi (1991 - 96) assumendo la guida della rivista ne esprimeva anche lo spirito e il proposito di offrire quella che egli chiamava “la notizia alternativa”, un’informazione rispettosa e obbiettiva sull’Africa, alternativa alla stampa di casa nostra che ne parla solo di avvenimenti sensazionali e per lo più negativi, contribuendo a creare quell’afro-pessimismo così diffuso oggi. Per questo bisogna dare la parola agli africani stessi o comunque a persone che vivono e lavorano in Africa, per il bene dell’Africa. Il Sinodo africano del 1994 fu un’occasione privilegiata per praticare questa politica dell’informazione. La “missione in casa nostra” è stata un’altra preoccupazione maggiore di “africa” in questi anni: una particolare attenzione ai problemi dell’immigrazione, della presenza dell’Islam in Europa e in Italia, del dialogo religioso e culturale e delle varie iniziative sorte in campo civile e cristiano per rispondere a queste realtà sempre più attuali.
Ci fermiamo qui nella nostra visione a volo di uccello dei 75 anni della nostra pubblicazione. La direzione e la redazione attuali preferiscono lasciare direttamente ai lettori un’eventuale valutazione delle loro fatiche editoriali, ma intendono assicurare che esse sono e saranno ispirate sempre dalla stessa fedeltà alla Missione, che “africa” finora ha testimoniato nei suoi “primi” settantacinque anni!