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I BERBERI: Un popolo di uomini liberi.

Ribellandosi ad una denominazione storica peggiorativa, le popolazioni berbere dell’Africa nordoccidentale trovano nella coscienza della propria identità culturale l’ispirazione per rivendicare un posto adeguato nella vita dei paesi che hanno contribuito a sviluppare.

 

Chi segue le travagliate vicende del Maghreb, cioè dei paesi più occidentali dell’Africa del Nord (Tunisia, Algeria, Marocco, Mauritania), si imbatte spesso in notizie che si riferiscono ai Berberi, alle rivendicazioni riguardanti la loro cultura, la loro lingua, il loro posto nella vita dei rispettivi paesi. 
La componente berbera è un dato caratteristico proprio a questi paesi del mondo musulmano. E’ una peculiarità che interessa anche l’emigrazione che da questi paesi arriva in Europa, specialmente in Francia, ma anche in Italia e Spagna, dove non sempre l’opinione pubblica è avvertita della grande varietà etnico-culturale che presenta il mondo islamico.
Vogliamo qui offrire, senza nessuna pretesa di completezza, alcuni elementi riguardanti le popolazioni berbere del Maghreb e di alcuni paesi del Sahel.

 

Un popolo disperso

“Berberi” è il termine generico col quale si designano alcuni gruppi etnici minoritari del Maghreb, che presentano comuni elementi linguistici, di una lingua differente dall’arabo, ed anche comuni tratti culturali. 
Il termine “Berberi”, dal greco “Barbaroi” e dal latino “Barbari”, denominazioni attribuite, non senza una punta di disprezzo, da greci e romani, alle popolazioni al di fuori dell’area ellenistica, fu usato nel mondo arabo per designare le popolazioni incontrate nell’Africa del Nord durante le “futuhat” (incursioni, conquiste) arabe del VII e VIII secolo. 
Se i Berberi costituissero la sola popolazione autoctona dell’Africa nordoccidentale fin dai tempi antichi o si affiancassero ad altre (Libici, Numidi, Getuli ecc.), sulle quali abbiano preso il sopravvento ad un certo momento della storia, non si conosce per certo. 
Si sa invece, che tutta la regione, prima della conquista araba era stata colonizzata, ma in maniera diversa per durata, ampiezza geografica e penetrazione culturale, da vari popoli: Fenici (Punici), Greci, Romani, Vandali, Bizantini...
Le varie invasioni hanno causato una dispersione di queste popolazioni su territori vastissimi, di modo che oggi se ne possono trovare gruppi in regioni diverse del Nordafrica, specialmente in Algeria e in Marocco. In Algeria, su 30 milioni di abitanti, il 20 % si dichiarava, nel 1989, di madre lingua berbera: sarebbero, quindi circa 6 milioni. 
Il gruppo più consistente è formato dagli abitanti della Cabilia, regione montagnosa ad est di Algeri fra le province di Algeri e di Costantina. Accanto ai Cabili sono da ricordare gli “Scavi” che abitano nella zona montagnosa dell’Aurès (500.000) e i “M’zabiti”, abitanti nelle oasi sahariane del M’zab (100.000). 
Berbere sono le popolazioni Tuareg, che vivono da nomadi nel Sahara, in territori che appartengono al Niger (circa 500.000), al Mali (300.000) all’Algeria (20-30.000), alla Libia (50.000), al Burkina Faso (30.000).
In Marocco il 40 % della popolazione è di lingua e discendenza berbera (statistiche del 1989), cioè circa 12 milioni, raggruppati in tre grandi zone, contraddistinte da parlate differenti: il dialetto “rifis” nel nord, il “tamazight” nell’Atlante centrale e nel grande Atlante e la zona del dialetto “scitico” nel sud e sudovest. 
Nella grande varietà di dialetti, gli studiosi hanno individuato un vocabolario di base ed una grammatica comuni. 
Secondo questa lingua, chiamata generalmente “tamazight”, queste popolazioni vengono chiamate “Imazighen” (uomini liberi, sing. Amazigh), europeizzato in “Masiri”, mentre il termine Berberi viene oggi ripudiato, per la sua connotazione peggiorativa. 
La terminologia è soggetta a innovazioni e incertezze, dovuti al clima di rivendicazione culturale. In lingua masira il Nordafrica verrà chiamato “Tamazgha”, la terra dei Masiri. 
La lingua ha conosciuto ed usato anche una scrittura basata sull’alfabeto “tifinagh”, ancora adoperato dai Tuareg, e della quale si sono scoperti, nella zona dell’Atlante, monumenti risalenti al VII secolo a.C.

 

Ricchezza di culture

Prima della conquista araba il Nordafrica conobbe un valido sviluppo culturale e politico ad opera dei Romani, a partire dal II secolo a.C., arricchito da un notevole apporto cristiano, dal II secolo dopo Cristo. Ma non sappiamo con molta esattezza quanto la cultura romana e cristiana siano penetrate fra le popolazioni rurali autoctone.
La conquista araba dei secoli VII e VIII incontrò la strenua opposizione dei Berberi, sempre gelosi difensori della propria indipendenza. Essi adottarono l’islam, ma non senza difficoltà, almeno nei primi secoli della conquista. L’islamizzazione di tutto il Maghreb non venne compiuta che verso il secolo XII, durante le dinastie berbere degli Almoravidi (1056 - 1147) e degli Almohadi (1130- 1269). 
Ma cospicui territori, situati in luoghi di difficile accesso, pur accettando la religione musulmana, rimasero fedeli alla cultura e alla lingua berbera e offrirono un rifugio a movimenti religiosi ed a sette in opposizione al califfato sunnita, come i Kharigiti, gli Sciiti ed altri. Così si costituirono gli insediamenti kharigiti nelle oasi sahariane del M’zab, e i rilevanti insediamenti berberi nelle montagne della Cabilia e dell’Aures e nel lontano Marocco occidentale.
La situazione culturale e linguistica del Maghreb determinata dalla conquista araba rimase essenzialmente la stessa per secoli, fino alla conquista europea (Algeria 1830, Tunisia 1880, Marocco 1912), e anche durante il periodo coloniale. Tensioni, confronti, aspirazioni di un lontano passato si sono ripresentati, quindi, nella situazione attuale e con l’indipendenza hanno trovato un terreno più consono all’affermazione di diritti conculcati o di aspirazioni ignorate per secoli.

 

I Tuareg

Il problema delle minoranze berbere si è presentato particolarmente acuto nei territori berberi algerini della Cabilia e dell’Aures e nei territori sahariani abitati dai Tuareg.
I popoli Tuareg hanno attraversato una profonda crisi, dovuta a diverse cause: essenzialmente una crisi di identità, dovuta all’irrompere della modernità in un mondo basato sul nomadismo, il trasporto a dorso di cammello, l’allevamento. 
Negli anni ‘50 i mezzi meccanizzati, i “camion”, hanno preso gradualmente il posto dei cammelli per il trasporto delle merci, mettendo in crisi anche l’allevamento degli animali.
Negli anni ‘60 l’indipendenza dei paesi saheliani, del Niger e del Mali in particolare, con la conseguente definizione delle frontiere, divideva forzatamente la comunità tuareg, abituata a comportarsi come un tutto omogeneo, in gruppi minoritari all’interno di due, tre diversi stati moderni, con difficoltà enormi per la propria identità culturale e l’inserimento nella vita nazionale. Negli anni ‘70 -’80 gravi e ripetute carestie colpirono tragicamente la popolazione già provata. 
Su tutto questo sfondo è venuto ad inserirsi un insieme di rivendicazioni, di prese di coscienza della propria identità etnico-culturale, animato da movimenti politico-militari, che ricorsero alla violenza armata, provocando a loro volta dure repressioni, fughe di popolazioni, ed impressionando sfavorevolmente l’opinione pubblica. 
Solo nel 1995 il Niger, ed il Mali riusciranno a concludere un accordo di pace con i rispettivi movimenti tuareg, mettendo fine a un lungo periodo di violenze e di repressioni ed avviando anche una certa integrazione dei Tuareg nella vita nazionale ed un riconoscimento della loro lingua e cultura.

 

La Cabilia

Più complesso è il problema berbero all’interno dell’Algeria, dove si inserisce in un insieme già difficile e complicato per la lotta dell’integralismo islamista. 
La Cabilia, la sua popolazione berbera numerosa, laboriosa e tenace, con l’indipendenza raggiunta nel 1962 si attendeva dal nuovo stato algerino un riconoscimento della propria lingua e cultura ed un peso politico proporzionato al pesante contributo di sangue pagato per la causa nazionale, durante la guerra. 
Ma nell’Algeria di Ben Bella e di Boumedien prevaleva il centralismo politico-culturale-religioso sanzionato dalla prima Costituzione, che proclamava l’Islam religione di stato, l’arabo lingua nazionale, il Fronte di Liberazione Nazionale (Fln) sola forza politica riconosciuta. 
Si incominciò presto ad attuare una politica culturale e linguistica filoaraba. Per attuare l’arabizzazione della scuola primaria si importarono specialmente dall’Egitto un centinaio di insegnanti arabi, mentre nell’università di Algeri si aboliva la cattedra di lingua berbera, istituita nel 1962.
Perfino il nome della Cabilia scomparve dalla geografia e dall’amministrazione algerina, sostituito con la designazione “Wilaya (provincia) di Tizi Ouzou”.
Le forze politiche escluse dal potere o comunque tenute in secondo ordine, tentarono di ribellarsi, di rovesciare la situazione, rovesciando gli uomini al potere. 
Mohammed Boudiaf tentò di spezzare il monopolio del Fln con la fondazione del “Partito della rivoluzione socialista”, messo immediatamente fuori legge. 
Nel 1963 Hocine Ait-Ahmed, cabilo, fondò il movimento “Fronte delle Forze Socialiste” (Ffs), che assumeva le aspirazioni del popolo cabilo e che si prefiggeva di rovesciare Ben Bella, con il concorso di ufficiali e combattenti cabili. 
Era una vera ribellione politico-militare, la quale tuttavia non riuscì ad avere l’appoggio di altre regioni algerine, alle quali probabilmente il progetto dovette sembrare troppo cabilo, e perfino secessionistico.

 

Rivendicazioni culturali

Preclusa la via politica vera e propria, le aspirazioni berbere si aprirono una strada nel campo culturale, con la promozione di iniziative, organizzazioni, istituzioni riguardanti la cultura berbera, il folklore, la lingua. Il movimento trovò spazio all’estero, fra i numerosi cabili emigrati in Francia, dove sorse, nel 1967 “l’Accademia berbera di scambi e ricerche culturali” e più tardi il “Gruppo di Studi Berberi” (Geb). Nel 1977 fu aperta l’università di Tizi Ouzou, la capitale della Cabilia, che offrì spazi per diffondere idee ed iniziative. 
Nel 1980 veniva fondato il Movimento culturale berbero (Mcb), che avanzava richieste di plurilinguismo e di riforme democratiche. Soltanto nel febbraio 1989, dopo la rivolta dell’ottobre 1988, si fondò un vero movimento politico che raccoglieva le aspirazioni e le adesioni dei Cabili, il “Raggruppamento per la cultura e la democrazia” (RCD), guidato dal medico Said Sadi. 
Il pluripartitismo venne introdotto con la legge del 5 luglio 1989, che aboliva praticamente il monopolio politico del Fln, screditato da parte dell’opinione pubblica, per la corruzione e l’inadeguatezza dei militari che lo dominavano a risolvere i problemi economico-sociali del paese. 
Fu allora che incominciò ad aver presa sulla popolazione l’ideologia islamista, che si presentava come l’unica via valida, di fronte all’incapacità del socialismo del Fln o dei regimi liberali dell’occidente, di risolvere i problemi dell’Algeria musulmana. 

 

Il movimento islamista

Per strappare al “Fronte islamico della Salvezza” (Fis), il movimento islamista che incontrava sempre più larghi consensi, il monopolio dell’islamismo, il regime del Presidente Chadli Ben Djedid, accentuò la tendenza araba e islamica della politica di governo. 
Si accentuò l’arabizzazione delle scuole, si emanò, nel 1990 una nuova legge sull’uso quasi esclusivo dell’arabo, specialmente per le pubblicazioni di nuova edizione, si importarono ancora insegnanti di lingua araba: in una parola si crearono così le premesse del trionfo politico del Fronte Islamico alle elezioni comunali e locali del 1990 e al primo turno delle politiche nel dicembre 1991. 
Sono note le vicende dell’Algeria dalla presa di potere dei militari, nel gennaio 1992, per impedire lo stato islamico progettato dagli islamisti. Il regime militare algerino accentuava ancora le misure di arabizzazione, riprendendo, nel 1992 la legge del 1990 che era stata sospesa dal presidente Boudiaf. 
L’accentuazione dell’arabizzazione provocò forti reazioni, con scioperi e prolungate astensioni scolastiche in tutta la Cabilia. 
Nell’aprile 1995 il governo venne ad un accordo coi movimenti berberi e fu istituita una “istanza, un alto commissariato berbero” incaricato della riabilitazione della “amazighità”, col compito di “promuovere il masiro come base dell’identità nazionale” e di “introdurre la lingua masira nel sistema scolastico e nelle comunicazioni”. 
Ma nel luglio del 1998 veniva promulgata la cosiddetta “legge sull’arabizzazione” con la quale il governo si rimangiava tutte le promesse e gli accordi precedenti. 
Per colmo di sventura, la legge entrava in vigore proprio nei giorni nei quali tutta la Cabilia piangeva la morte della vedette della cultura berbera, il cantante Lounes Matoub, assassinato dai Gruppi Islamici Armati, il 25 giugno 1998. 

 

Tra due fuochi

I Berberi, i Cabili in particolare vengono così a trovarsi, per così dire, tra due fuochi. 
Gli islamisti combattono le organizzazioni politiche e culturali che assumono in proprio la causa berbera, il Movimento culturale Berbero, “Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia”, e soprattutto il “Fronte delle Forze Socialiste” di Ait Ahmed, che ha sempre ottenuto rispettabili risultati alle elezioni e che con altre organizzazioni ha un carattere laico. Il governo militare, da parte sua, combatte la singolarità culturale dei Berberi, per non essere accusato di scarso filoarabismo. 
Tutto questo non aiuta le comunità berbere a costituire quella forte minoranza culturale, laica, religiosamente musulmana, che potrebbe rappresentare una speranza per un paese che deve imparare a vivere in una rispettosa convivenza di comunità culturalmente e anche religiosamente diverse.