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Le “DONNE degli ITALIANI”


Testo di Touria Hadraoui 
Foto di Maurizio Totaro

In Marocco lei, in Italia lui. Lontani per lunghi periodi dell'anno. Come vivono le mogli dei marocchini immigrati nel nostro Paese ? Ce lo racconta una donna maghrebina che ha indagato nelle vicende personali di donne rimaste sole. Vivendo di sogni e lunghe attese. Nell'angoscia di nuove separazioni. 

 

Siamo a Fkih Ben Salah, Marocco interno, verso i monti del Medio Atlante, a 150 km da Casablanca. Molti, ormai, i fili che uniscono questo paesone della provincia di Beni Mellal all'Italia.
Fino a una trentina di anni fa non era che un piccolo villaggio costruito attorno alla tomba di uno sceicco, ma il denaro italiano l'ha cambiato. I pullman lo collegano direttamente a Roma e Milano. L'emigrazione ha stravolto le abitudini e l'attività economica della regione, facendo sparire antichi mestieri per crearne di nuovi. Ora il suk rigurgita di prodotti provenienti dall'Italia. Questo processo è cominciato una quarantina di anni fa, accelerato poi da una lunga siccità durata un decennio. Gli emigrati, per lo più di origine contadina, figli di pastori, hanno lasciato i campi e sono partiti per l'estero. Dopo alcuni anni di duro lavoro e condizioni di vita per noi inconcepibili (basti ricordare i lunghi inverni passati a dormire in un'automobile o in una vecchia fabbrica abbandonata) si sono costruiti le loro case a Fkih Ben Salah e hanno sistemato le loro famiglie in città. Infatti il quartiere più prestigioso è quello detto "degli italiani", nato grazie alle rimesse degli immigrati. Camminando fra le sue strade ci si accorge subito che l'urbanizzazione non ha certo seguito un piano regolatore, che i palazzi sono cresciuti disordinatamente, spesso non terminati del tutto, in attesa di ulteriori sviluppi.

Animazione di ritorno

Il Boulevard Hassan II è la moderna strada dei commerci, cresciuta intorno al vecchio suk. Vi campeggiano i frutti del nuovo corso economico: banche, agenzie di viaggio, le teleboutique per le telefonate all'estero. E poi i bar "italiani": caffè Rimini, Roma, Italia. E' qui, d'estate, che il legame con il nostro paese si materializza: gli "uomini" sono tornati. Invadono la città, rianimano il suk e il mercato coperto, sostano nelle terrazze dei bar dove incontrano gli amici e raccontano dell'Italia.
A casa le donne hanno preparato tutto: i dolci sono pronti, la biancheria pulita, la casa perfetta. Nessuna ha dimenticato di tirare fuori il caftano nuovo e i prodotti di bellezza. Naima, 42 anni, indossa il suo qmis multicolore, i gioielli d'oro, trucca con il kajal i grandi occhi neri. Già il giorno prima si era passata l'henné sulle mani e sui piedi. Tutta emozionata attende colui che vede solo per un mese all'anno. Le è difficile nascondere la gioia e i figli, già grandi, assistono divertiti a tanta agitazione. Ma, quando lui arriva, Naima si raggela.

Delusione, rimpianto...

L'immagine che ha coltivato per così tanto tempo non corrisponde alla realtà. "E' ringiovanito", pensa. Già da molto tempo non ha più niente del giovane contadino che aveva sposato. Anche lei è cambiata. Si è appesantita, i suoi capelli sono diventati grigi e il viso si è coperto di rughe. Invasa da questi pensieri, Naima si rifugia nei ricordi. Si rivede giovanissima, avviluppata nell'abito da sposa. Lui non l'aveva mai vista. Quando le ha tolto il velo, un largo sorriso gli ha illuminato il volto. Che cosa darebbe ora per rivedere quel sorriso! Allora la gioia di Naima stava tutta nell'orgoglio di abbandonare il ruolo di ragazza per quello di donna e nella gioia di lasciare la campagna per trasferirsi in città. 
Poco la preoccupava il fatto che il marito dovesse partire per lavorare in Italia. Non si rendeva conto di quello che avrebbe significato per lei questa separazione e non aveva dato peso all'atteggiamento impietoso delle sue amiche.
Con il passare degli anni, Naima ha dovuto ammettere che le sue speranze sono state deluse. Ha capito quanto sia difficile questa vita. Per fortuna ci sono le altre donne, tutte sposate con emigrati in Italia. Anche loro vittime della stessa beffa del destino: sposate ma destinate a vivere da sole, con i figli, per anni. Vengono chiamate "le donne degli italiani". Sono pochi, infatti, gli emigrati che hanno portato la famiglia in Italia. 
Ma le donne non sono più quelle di una volta, l'inurbamento e le mutate condizioni di vita hanno cominciato a cambiare anche le teste. Le donne ormai si sono aperte al mondo esterno e non vogliono più rimanere passive. Si sono abituate ad uscire di casa per andare al mercato, a scuola, all'ufficio postale, e apprezzano questa libertà. La televisione le ha aiutate a scoprire altri valori. I film hanno molto successo, in particolare quelli egiziani. Vanno pazze per gli spettacoli di varietà. Il video, in un certo senso, collega Fkih Ben Salah al resto del mondo.
Le loro case ora sono provviste di tutti gli elettrodomestici. Ma se le comodità non mancano è qualcos'altro a mancare loro per essere felici: un uomo che viva al loro fianco. Naima sogna di raggiungere il marito in Italia.

“Né moglie, né vedova,
né divorziata...

Dato che tutti gli uomini della famiglia vivono a Milano, non sarebbe un salto nel buio. Da quando il cognato ha portato con sé la moglie, Naima si sente più forte nell'esprimere questa rivendicazione. Ma suo marito si oppone categoricamente, come se questo passo sancisse che il ritorno al paese è ormai impossibile. Eppure il presentimento di Naima è che lui ritornerà solo al momento della sua morte: i figli più grandi hanno già raggiunto il padre e gli altri, probabilmente, li seguiranno.
Gli emigrati marocchini lavorano con un solo scopo: tornare a Fkih Ben Salah, ma non dicono quando. Quando Naima parla della sua condizione di donna "né moglie, né vedova, né divorziata", l'amarezza vela la sua voce. Il marito lontano anima i suoi sogni, le sue fantasie, le sue discussioni con le vicine. Non ha voglia di vestirsi con cura e civetteria, a volte rinuncia persino ad uscire per andare all'hammam. Come lei, la sua amica Aicha, ignora e trascura il suo corpo, che non prende vita se non al ritorno del marito... Per lui conserva un amore intatto, senza restrizioni né spirito critico. Senza di lui si sente makfia, vuota, come un oggetto inutile abbandonato sul fondo di un armadio. 
Quindi l'unico mese che lui trascorre al paese deve essere come una luna di miele. Lei gli si dona come una novella sposa, una aroussa. Ma i rapporti sono difficili ad ogni ritorno. Si diventa timidi. Bisogna ristabilire i legami con quello "straniero". Solo alla fine del mese si ritrova l'abitudine a vivere insieme.
Le "donne degli italiani" non hanno una buona reputazione. Vengono accusate di essere frivole. Accusa spesso ingiustificata, ma a volte fondata. Naima, pur essendo fedele al marito, prende le difese di quelle che tradiscono: quando una donna si sposa a sedici anni e viene lasciata sola dopo un mese, è normale che abbia bisogno, di un altro uomo. "Tutte provano questo desiderio.
Quelle che non tradiscono lo fanno solo per paura o costrizione". Secondo Mustapha, figlio di Naima, l'adulterio è molto diffuso. Ci sarebbe solo una piccola percentuale di donne fedeli. Circola una battuta che la dice lunga: un emigrato riparte, alla fine dell'estate, lasciando una donna e tre bambini. Due anni dopo, quando torna al focolare, ne trova cinque... Così l'estate non è esattamente il mese della felicità. La tensione è forte, esplodono facilmente problemi che poi non si ha il tempo di risolvere. La coppia è fragile. In realtà gli sposi non hanno mai avuto il tempo di conoscersi veramente e sono legati solo dai figli.

Che cosa sarà di lei?

"Mettendo al mondo dei figli crediamo di legare il nostro uomo per sempre, invece non facciamo che rafforzare la nostra dipendenza". 
Partiti gli uomini, infatti, le donne restano sole. Per vincere la tristezza e la solitudine intrecciano fra loro legami molto stretti. Si raccontano storie, evocano i ricordi, le gioie, le frustrazioni, organizzano uscite al marabut, feste. La nascita o la circoncisione di un bambino, tutto è pretesto per ritrovarsi a cantare, ridere e ballare.
Queste donne hanno fatto fatica ad allevare i figli da sole. Mancando l'autorità paterna loro sono cresciuti senza limiti, irrequieti e impertinenti. In più non tengono in alcuna considerazione l'istruzione. Si assentano da scuola o rifiutano completamente di andarci. Non vengono mai puniti. Mentre i padri sperano di ritornare, i figli non pensano che ad andarsene. Supplicano i padri di portarli con loro. Dice un maestro: "questi bambini e le loro madri sanno che la scuola non è più un mezzo sicuro per trovare lavoro e di conseguenza rifiutano di studiare. Peggio ancora si rendono conto che i loro padri analfabeti guadagnano di più degli insegnanti". 
Il fatto che il fratello maggiore di Naima abbia comprato una bella macchina non ha fatto che confermare le loro idee e i loro sogni. L'Italia è il centro di interesse di questi giovani. Parlano continuamente delle strade, dei bar, delle ragazze e perfino delle prigioni, dove si può mangiare a sa- zietà e vedere la televisione a colori.
Guardando i suoi figli litigare su chi partirà per primo, Naima ride del loro entusiasmo, ma si legge un'inquietudine nei suoi occhi. Da madre preoccupata per l'avvenire dei suoi figli si augura che partano, ma si sente prendere da un'angoscia."E se partono per sempre cosa sarà di me?" sembra dire il suo sguardo.