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Grandi religioni: necessità politica di conoscenza e dialogo.

di Maddalena Masutti

 

“Il dialogo tra le religioni per parecchio tempo fu solo una fonte di conoscenze e di studio per specialisti del settore. Ora sta diventando sempre più una necessità politica riconosciuta, e le conoscenze offerte suscitano vero interesse”. (J. P.Ribes)

 


Il bisogno di approfondimento
Si fa sentire sempre più urgente in Europa il bisogno di approfondimento particolarmente dell’islam, finora poco conosciuto. Approfondimento reso necessario dalla forte emigrazione di musulmani e dalla recente esplosione del terrorismo. 
Sta subendo delle verifiche anche il buddismo, molto diffuso nei nostri paesi e “trattato troppo spesso con grande leggerezza per appagare il gusto dell’esotico degli occidentali”. O per rispondere all’esigenza di moda di porsi come maestri. Si fa strada infatti un nuovo aspetto editoriale focalizzato sul rigore, su un’analisi storica accurata. Presi da questa urgenza i teologi Michael Von Bruck e Warhen Lai hanno lavorato parecchio intorno ad un’opera poderosa: “Buddismo e Cristianesimo” (Salva- tor, 2001). 
Storia, filosofia, teologie cristiane e buddiste sono state messe a profitto per andare alle radici dei problemi in comune, con un’analisi approfondita dei modelli realizzatisi storicamente in ambedue le parti. Nella prefazione viene trattato magistralmente il bisogno di creare dei dibattiti intorno al progetto di un’etica planetaria. Vengono sintetizzati gli argomenti in tre punti: 1) non c’è pace tra le nazioni, se non c’è pace tra le religioni. 2) non c’è pace tra le religioni, senza dialogo tra le religioni. 3) non c’è dialogo tra le religioni senza la ricerca dei fondamenti delle stesse religioni.
Altre iniziative sull’argomento partono anche dalla rivista “Etudes lubaciennes” alla quale collaborano nomi noti del cattolicesimo, e il “Diziona- rio Enciclopedico del Buddismo” di P. Cornu (Le Seuil 2001). Ci sono poi parecchi studi su argomenti specifici particolari.

Integrazione dell’islam in Europa
Nell’ambito delle iniziative per il dialogo intereligioso, rientra anche: “Terres d’Europe” 
E’un centro di animazione creato e presieduto dall’algerina Betoule Fekkar Lambiotte per studiare e favorire, sul piano culturale e sociale, l’integrazione dell’islam in Europa. Betoule è convinta che l’islam non solo troverà un giusto adattamento, ma che il suo rinnovamento come islam gli verrà proprio dall’Europa e in particolare dalla Francia.
“Fondamentalmente, dice, il musulmano è un uomo libero, direttamente in relazione con Dio e non ha bisogno di intermediari. Io ho creato il centro“ Terres d’Europe” nel 1998, proprio per ritrovare questo tipo di spirito, perché io credo alla capacità creativa del pensiero umano”.
Invitata a manifestare come vive personalmente l’islam, in un’intervista rilasciata a “Actualité des Religions” (n° 31-ottobre 2001), si presentò così: “Considerando che sono poche le donne musulmane che hanno la possibilità di esprimersi, mi presto volentieri a fare la musulmana di turno”.
Nata in Marocco, è cresciuta a Saida in Algeria con il padre, musulmano sufi, che le proibiva il velo e le raccomandava di portare a termine gli studi. Fu la prima ragazza ad entrare nei ranghi del FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) per l’indipendenza dell’Algeria. Fatto che le valse come punizione, da parte del padre, il matrimonio con un uomo che aveva due volte la sua età e due figli a 18 anni. Ruppe le relazioni con il genitore e non rinunciò alla militanza. Arrestata più volte e costretta alla clandestinità, mentre un giorno si sentiva sfinita da morirne, pensò di andare alla confraternita musulmana di Alawiya. Sentì dire dallo sceicco in quella circostanza, che bisogna amare anche il proprio nemico, una frase che la sconvolse e la convinse ad iniziare la pratica religiosa.
Dopo il 6 luglio 1962 (liberazione dell’Algeria) la giovane della “resistenza” riconciliata con il padre, potè finalmente ritornare a casa, ma della sua casa non c’era più nulla. Rimaneva solo una pantofola appartenuta a sua figlia. Provò un senso di profondo smarrimento. Poi avvertì dentro di sé un movimento di indicibile riconoscenza. Non le restava più niente. Solo lui: Dio! “Egli fa bene tutte le cose” disse e le parve di essere, in un attimo, cresciuta interiormente.
Insegnò per un periodo, poi entrò nelle relazioni internazionali. Dalle sue esperienze personali, trasse l’insegnamento che è molto più facile staccarsi dal denaro che dal potere. Fu solo dopo una difficile operazione chirurgica che la lasciò in coma e paralizzata per parecchio tempo che scoprì la possibilità di una vita interiore piacevole e che incominciò a praticare realmente il sufismo.

Fede e ragione
A chi le chiedeva che cos’è, nell’islam, il movimento sufista, Betoule rispondeva che essere sufi significa avere una fede immensa, per cui vivere o morire non fa questione. La questione è cambiare lo stato d’animo interiore. La ragione permette di arrivare alla fede. Osservare i cinque pilastri dell’islam, i rituali, le leggi coraniche fa parte della vita dei sufi. Ma la fede è un’altra cosa, è un gradino al di sopra. Il sufismo è un cammino per raggiungere la grande fiducia in Dio, è una capacità di solitudine, anzitutto. 
Bisogna poter essere soli, per poter essere veramente insieme. “In qualsiasi avvenimento della vita, comunque si presenti la nostra natura profonda, o il nostro aspetto esteriore, si finisce col raggiungere la nostra identità con Dio e con il prossimo. Naturalmente io medito, partecipo alle riunioni di preghiera, frequento i ritiri…ma arriva il momento in cui ci si accorge di essere al di là delle cose. Si sente che la vita spirituale si situa altrove. Si continua a fare le pratiche perché implicano una disciplina e la disciplina è indispensabile. Ogni religione ha le sue pratiche senza delle quali si finisce nel disordine e nel rilassamento”.

L’essenziale
A chi le chiedeva quale ruolo ha l’iniziazione per i sufi, Betoule rispose che essa è parallela all’intera nostra vita. Non si realizza una volta soltanto. Ciascuna iniziazione è vissuta come una morte, come una morte dell’anima che fa avanzare nella conoscenza e di cui non si può parlare a voce o per iscritto. Ha i suoi segreti personali che vengono mantenuti anche nel dialogo interreligioso. 
Quando Betoule si trovò nella sua casa completamente distrutta si rese conto di che cosa è iniziazione: essa sottintende la perdita. Si perde, si perde e rimane solo l’essenziale. Un vuoto. Come quello intorno alla Kaaba nel pellegrinaggio alla Mecca: un grande vuoto in cui Dio è presente. Ma fisicamente c’è il vuoto.
Il vuoto è la natura reale delle cose. Iniziazione è saperle apprezzare pienamente. “Prendiamo il sorriso del Budda...Quando io ho fatto una provvigione sufficiente del sorriso di Budda, ho bisogno di una camera vuota dove posso interiorizzare quel sorriso”. Davanti ad un bicchiere di tè, in una compagnia…si possono gustare pienamente le cose e nello stesso tempo ritenerle del tutto senza importanza.

Ritirarsi dal mondo?
Betoule risponde che non si tratta di ritirarsi nella solitudine, fuori dal mondo. C’è un’accettazione del mondo e c’è un tentativo di correggere il mondo, o piuttosto di far accettare dagli altri che le cose potrebbero anche andare diversamente. Betoule sente il bisogno di agire sul mondo. Tutto sta nel sapere vivere i tempi. Lei afferma di ritirarsi a volte per riprendersi, per affrontare certe situazioni o prendere delle decisioni importanti o dolorose. Siamo responsabili dice, del mondo in cui viviamo. Almeno in parte. Ciascuno influisce nella sua sfera, umilmente. Ciascuno può apportare il proprio granello di sabbia senza farsi delle illusioni. Avere un senso di responsabilità fa onore a se stessi e onora gli altri.
I sufi sono considerati dei cercatori della verità. “Solo i grandi mistici, precisa Betoule, possono essere ritenuti dei ricercatori. Comunque ciascuno di noi fa quello che può. E’ importante vivere con gli occhi aperti. E se si hanno gli occhi aperti, qualcosa attraversa lo sguardo: il meglio, l’essenziale, sbarazzato dall’accessorio. Più esattamente, se si cerca ciò che è essenziale per sé, si finisce per cercare anche ciò che è essenziale per gli altri, perché in fondo siamo tutti il prodotto di una storia comune”.
Per concludere l’intervista, venne chiesto a Betoule se voleva riportare una frase del Corano o di un maestro sufi. Scelse una frase di Rabi-a al Adawiyya (grande mistica dell’VIII sec. la cui personalità ha molte somiglianze con la M. Maddalena del Vangelo), quella frase che segnò il punto di partenza della conversione, di Betoule stessa.
Suona così: “Biso-gna bruciare il paradiso e spegnere il fuoco dell’inferno perché resti solo Lui e il suo Amore”. 
E lei stessa spiega: “Dicendo questo Rabia camminava per le strade di Basrah (in Irak) tenendo in una mano una torcia e nell’altra un secchio d’acqua. L’amore umano quand’è autentico è una preparazione all’amore di Dio. 
La libertà, la generosità, il rispetto, il dono di sé, tutto ciò che può passare tra due esseri umani nell’amore o nell’amicizia, prepara all’amore di Dio”.