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Le vacche grasse di Diop

Pellegrinaggio nella città Santa di Touba: 

i tre giorni dell'orgoglio dei musulmani senegalesi. 

testo di Vito Chiummo          Foto di Maurizio Totaro

 

Due milioni di persone in una città poverissima, senza bar né alberghi: una sorta di giubileo per i Muridi, la più potente confraternita religiosa dell'Africa nera.

Il sole si affaccia sulla pianura arida, preannunciando un'altra giornata di fuoco. E' l'alba e mentre viaggiamo sulla Route Nationale 1, tra Dakar e Touba, circa 150 chilometri, ci domandiamo se quel taxi collettivo stracolmo di gente che ci supera sulla destra, sollevando quintali di polvere rossa e strombazzando come un forsennato, non si ribalterà con il suo carico umano. Passano pochi minuti e alla nostra sinistra osserviamo il passaggio del treno che sull'unico binario che attraversa la pianura se ne va verso la città sacra dei Muridi. E' rigonfio di gente, dai finestrini sbucano teste, gambe e braccia. I ragazzini viaggiano attaccati a grappolo all'ultimo vagone, o sulle pensiline delle porte. Altri sono sul tetto, con quintali di valige, scatoloni, pentole. 
Il treno oscilla paurosamente, basterebbe un soffio di vento a farlo uscire dai binari. Sono queste, e altre simili, le scene che ogni anno fanno da prologo al Gran Magal, grandissima e imprescindibile festa per commemorare l'anniversario dell'esilio dello Sceicco Ahmadou Bamba, fondatore della confraternita dei Muridi, la più potente confraternita musulmana del Senegal. Nella enorme moschea al centro della città riposa il fondatore, venerato da milioni di senegalesi, e non solo, in tutto il mondo. E da tutto il mondo sono giunti anche quest'anno i suoi fedeli: da Dakar, innanzi tutto, che si è svuotata; ma anche da Parigi, Marsiglia, Milano, Napoli, New York, Amburgo, Stoccolma.

POLVERE E SABBIA ATTORNO ALLA MOSCHEA

Touba non è neppure una città. Piuttosto un grandissimo paesone, la Route National 1 improvvisamente si trasforma in viale alberato fino alla Grande Moschea. E' l'unica strada asfaltata, le altre sono di sabbia e polvere, senza alberi, tra case e catapecchie a un piano, massimo due. Non un bar, non un caffè, pochissimi gli alberghi in senso stretto. Dall'alto dei cinque minareti della Grande Moschea lo spettacolo è desolante e sconvolgente: una enorme, infinita, coloratissima fiumana umana nel bel mezzo del nulla. Possibile? Qui assolutamente tutto sembra esserlo.
Arriviamo a Touba il primo dei tre giorni del Gran Magal. E' l'ora più calda, il termometro è intorno ai quarantacinque gradi. L'afflusso dei pellegrini è già cominciato, ma ancora non c'è il pienone. Sosta obbligata in casa per evitare il sole a picco, altrettanto doveroso l'interrogatorio ai maschi della famiglia che ci ospita sull'Islam, i Muridi e Ahmadou Bamba. Nella grande stanza a piano terra passano decine e decine di persone, soprattutto donne e bambini, zie, cugini, fratelli, sorelle, un infinito e vorticoso dedalo di legami: ad ogni incrocio la stretta di mano, poi la mano che va alla fronte e dalla fronte al naso. E' il saluto di benvenuto dei muridi.

OFFERTE PER LO SPIRITO

Più tardi visitiamo la Grande Moschea, una costruzione enorme, tutta in marmo, sovrastata dai cinque, altissimi, minareti. E' stata costruita grazie alle "addya" le offerte che ogni Muride (ogni talibe) fa alla sua guida spirituale (il suo Serigne). Un sistema che ha prestato il fianco a molte critiche degli osservatori di questioni religiose o della concorrenza (le altre due confraternite musulmane): il muridismo viene infatti accusato di essere una "diabolica macchina di sfruttamento dei fedeli da parte dei Serigne che si arricchiscono, e che aumentano il proprio potere economico e politico grazie alle offerte e alla ferrea fedeltà dei talibe". Un'ipotesi, a prima vista, tutt'altro che scartabile: basta dare un occhio allo sfarzo della Grande Moschea, alle ville dei Marabutti e alla povertà estrema che le circonda per essere toccati dal dubbio. Ma è una tesi semplicistica, che evita di domandarsi il perché di una tanto tenace sottomissione dei fedeli.

L'OASI DEL POTERE 

Un buon esempio di quanto possa essere complicata la faccenda ce lo fornisce la visita alla Hizbut Tarqiyyah, vero cuore organizzativo del Gran Magal. La sede di questo "corpo speciale" del muridismo è alla periferia di Touba, ma insieme alla Grande Moschea è simbolicamente e concretamente l'altra faccia, quella meno spirituale, della Confraternita. Un muro di cinta bianchissimo, che contrasta con la desolante polvere rossa che lo circonda, impedisce l'ingresso alla calca dei fedeli. Così come intorno alla Grande Moschea, anche qui enormi altoparlanti diffondono 24 ore su 24 le litanie tratte dai poemi di Ahmadou Bamba. Non senza difficoltà riusciamo ad entrare nella fresca e rarefatta atmosfera della Tarqiyyah. Giovani "soldati di Dio", riconoscibili dalla testa rasata, e dalla lunga tunica con grossa cintura che indossano elegantemente, ci offrono da bere e da mangiare in una grande sala ottagonale dove vengono ricevuti gli ospiti. Non acqua locale venduta ovunque in piccolissimi sacchetti di plastica, ma infuso al gelsomino, Fanta, acqua minerale italiana e per finire - con raro compiacimento - una lattina di acqua tonica. Un soldato di Dio, camminando scalzo e impettito sui soffici tappeti che ricoprono la stanza, ci ha gentilmente servito senza dire una parola. Ma dopo qualche battuta e larghi sorrisi il riserbo si è rotto facendoci scoprire che il "soldato di Dio", fiero e orgoglioso, era solo un ragazzone nero con l'accento bresciano che ha avuto il visto per l'Italia grazie all'aiuto dei fratelli Muridi. E che quella lunga tunica, quel grosso cinturone, gli danno un ruolo e un portamento che nessuna strada di Dakar, nessuna fabbrica bresciana potranno mai regalargli.
Dopo una notte trascorsa dormendo sui tappeti di una grande sala che ospita un centinaio di pellegrini, visitiamo l'Hizbut Tarquiyyah accompagnati dall'adepto gentilmente assegnatoci. "Viviamo per il Gran Magal. Finito quello di quest'anno cominciamo a preparare il prossimo. E' il nostro compito, altri non ne abbiamo. Siamo soldati di Dio". Khadim è un ragazzino di 19 anni, studente di geografia all'università di Dakar. Di statura parecchio al di sotto della media, e per di più grassottello, Khadim , al pari dei suoi compagni, incute comunque una certa soggezione con quei modi così formali, la lunga tunica viola, il cinturone nero, la testa rasata. Sulle prime proprio non viene da dargli del tu. Di qui un rispettoso e reciproco monsieur.
Sul cortile centrale si affacciano le stanze di studio e preghiera delle donne. Sono molte? "Una donna che sposa un muride diventa muride - taglia corto Khadim -. In genere durante il Gran Magal sono addette alla ristorazione e alle pulizie. Ma se una di loro nella vita civile fa il medico, anche qui eserciterà la sua utilissima professione". 

LA VACCA DI DIOP E LE ALTRE

Poi è la volta delle cucine. In uno spazio all'aperto di un chilometro quadrato si apre uno scenario da kolossal: centinaia di donne (e alcuni uomini) pelano quintali di patate e cucinano quintali di animali, e poi lavano e asciugano quintali di pentole. Tutt'intorno mosche, cumuli di interiora, centinaia di testicoli, chili e chili di letame, caldo soffocante, bimbi cenciosi che aspettano si getti loro qualcosa oltre il cancello. Khadim non ci nasconde nulla, e per noi è già abbastanza.
Proseguendo ci inoltriamo in un vialetto alberato e ben tenuto, ricco di bouganville, quindi sfioriamo appena gli uffici amministrativi, poi una visitina al centro telematico, un'altra a magazzini strapieni, un'altra ancora agli atelier di falegnameria e meccanica, una visita ai cammelli, ai montoni, alle capre, e alla vacca di ...Diop. Già, quella bella vacca grassoccia e paciosa che monsieur Khadim ci indica deve essere proprio la sua! Diop è un caro amico senegalese, vive a Milano, fa l'ambulante regolare per fiere e mercati, è un uomo colto , ironico e moderno che ogni anno (evitando accuratamente di dirlo alla moglie, italiana e di sinistra) invia soldi ai fratelli della confraternita perché la vacca che la notte del Gran Magal sarà sacrificata in favore del palato dello Sceicco sia bene in carne. Piccolissimo e tenero esempio di come funziona nella terra dei Muridi, Touba, il sistema delle addya (le offerte). Esistono infatti svariati milioni di Diop sparsi in Senegal e in giro per il mondo. E non tutti fanno gli ambulanti: ci sono finanzieri, ingegneri, chirurghi, banchieri..
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SOLDATINI DI DIO

Oltrepassato un altro muro ci troviamo nel reparto bambini, l'unico capace di sovrastare in rumorosità le litanie di Ahmadou Bamba irradiate in continuazione dagli altoparlanti. In pochi secondi veniamo circondati - in qualità di stranezza della giornata - da decine e decine di piccoli e pelati soldatini di Dio. Khadim li redarguisce duramente, spiega che sono qui per studiare e indica poco più in là le madri che sono venute a trovarli in occasione del Gran Magal. Assomigliano molto, un po' troppo, a quei bimbi poverissimi che ciondolano per le strade di Dakar armati di vecchie scatole di pomodori in cui raccolgono l'elemosina. In città tutti li chiamano "talibe", ovvero "discepoli". Sottinteso, di Ahmadou Bamba. Khadim nega: "noi gli diamo da mangiare, da dormire e da studiare, non li mandiamo certo in giro a chiedere la carità. Quando ciò accade li castighiamo severamente". Sarà, ma non appena voltate le spalle i soldatini sono tutti lì a chiederci "monsieur, l'argent". I soldi.

PREGHIERE E BUSINESS

Che la religione vada a braccetto con elementi assai terreni, quali soldi e potere, non desta certo scandalo. La moschea, adornata con marmi di Carrara, è enorme e in continua ristrutturazione. Le ville dei Marabutti farebbero invidia a quelle dei Mormoni di Salt Lake City. Le auto di grossa cilindrata, con finestrini scuri, escono dall' Izbut facendosi largo tra una marea di pezzenti. La confraternita dei Muridi in Senegal - stato laico e tollerante - è una vera potenza. Pur rappresentando solo circa il 30%della popolazione, ha le mani sull'unica industria del paese - l'arachide - su buona parte del settore immobiliare e su grandi fasce del commercio: a Dakar ogni più piccolo negozietto si chiama Touba e tutti i taxi portano scritto Talibe Cheik. E questi - oltre alle offerte raccolte in tutto il mondo - sono soldi. Sul versante politico basti pensare che il presidente della repubblica (eletto nel 2000), Wade, la cui elezione ha segnato un grande cambiamento nel paese governato per vent'anni dal corrottissimo Diouf, è anch'egli muride. La prima seduta del Parlamento è stata aperta da una preghiera collettiva. La prima visita ufficiale è stata a Touba, nella villa dell'anziano Sceicco Generale, figlio diretto di Ahmadou Bamba. La prima decisione presa è stata quella di stabilire la propria seconda residenza nella città santa. La seconda quella di costruire proprio a Touba il secondo aeroporto internazionale del paese. Tutte scelte che preoccupano non poco gli stessi sostenitori del presidente. "Touba diventerà sempre di più uno stato nello stato", ci dice un amico mussulmano ma "anticonfraternite".

STRANI SINDACALISTI...

Ma ciò che forse un po' ingenuamente scandalizza molti in Senegal, è piuttosto l' "ipocrisia" che regnerebbe a Touba. Piccoli esempi? Beh, nella città santa non si può fumare: " certo - ti dicono i non muridi - poi vai nelle loro case e ci trovi di tutto, dalle Marlboro alla droga". Oppure te ne vai due chilometri più in là, a 'Mbacke, e trovi fior di ragazzine incipriate che per un petit cadeau - un regalino - sono disposte a tutto. E poi c'è la storia della "sottomissione assoluta" che il talibe deve osservare nei confronti del Serigne o dello Sceicco Generale: "una vera e propria forma moderna di schiavitù - assicurano molti - questi lavorano per il paradiso e fanno la fame in terra". In realtà più che di schiavitù molti studiosi parlano di sistema clientelare che sconfina nella mafiosità. E se ciò è vero occorrerebbe capire fino a che punto questo sistema blocca lo sviluppo della società senegalese e fino a che punto, invece, a suo modo lo favorisce. Si badi bene: ci sono persino alcuni studiosi - tutto è molto relativo - che parlano dei muridi come del "primo sindacato rurale autonomo dell'Africa". 
Ma che il sindacato viva di clientele dubbi non ne ha nessuno. A questo proposito l'economista Samir Amin - nel suo studio di Dakar- ci racconta un piccolo aneddoto. Era stato invitato - cosa assai rara - dallo Sceicco Generale. La visita si svolse mentre il figlio di Ahmadou Bamba, comodamente seduto, ascoltava le richieste dei questuanti, modestamente prostrati. Uno di questi chiese "a Dio" il diploma di scuola superiore per il figlio. "Una volta uscito - racconta Amin - a mia volta chiesi al questuante: chi credi che interverrà in favore di tuo figlio, Dio o il direttore del liceo? Quello mi guardò con estremo disprezzo e poi andandosene sdegnato rispose: il direttore, naturalmente".

LA FESTA E' FINITA

Touba pare prenda il nome da un albero che starebbe giusto al centro del paradiso. Lasciandocela alle spalle per tornare a Dakar di alberi non ne vediamo. C'è invece la pubblicità della Coca Cola che ci dà l' "au revoir" non prima di averci ricordato che occorre "vivere il momento": "Bouvez Coca, Vivez l'instant". Il Toyota che ci riporta a Dakar aspetta per un' ora buona sotto il sole cocente di riempirsi fino all'inverosimile. Ogni centimetro viene occupato dai passeggeri, ogni volta che qualcuno deve scendere occorre che anche tutti gli altri smontino per farlo passare. Lungo la statale le bambine dei villaggi si avventano sotto i finestrini. Sulle teste portano vassoi di manghi, sacchetti d'acqua o noccioline. Il tramonto cala all'improvviso come un falco sulla savana, colorando tutto di rosso. Si alza un leggero venticello. Quelli che volano laggiù sembrerebbero uccelli. Azzurri. Sono solo sacchetti di plastica.

 

 

L'ABC DELL'ISLAM SENEGALESE

Amadou Bamba: pseudonimo di Mohammed Ben Habit-Allah (1852 ? - 1927), fondatore della confraternita islamica dei Muridi.
Confraternita Muridi: La più importante confraternita islamica senegalese, fondata da Cheick Amadou Bamba alla fine del XIX secolo.
Dara: scuola coranica e di formazione spirituale; fucina di giovani e adolescenti takder (aspiranti discepoli) sottoposti a rigida disciplina nel lavoro e nella formazione religiosa.
Grand Magal: anniversario del ritorno in Senegal di Amadou Bamba dall'esilio (dal wolof màggal, ovvero "giorno di venerazione").
Marabout (vedi anche "Cheikh" o "Serign"): uomo pio, guida spirituale, ma anche educatore e tutore. Venerato e servito da tutti i discepoli musulmani della confraternita, è colui che indica la strada per la salvezza.
Mourid (Muridi): appartenente alla confraternita Muridi (dall'arabo Mùrid, colui che vuole, che accetta; colui che si è votato ad una fede). Vedi anche articolo “il muridismo” in Africa 5/99 pag. 50-52.
Taalibé: discepolo di una confraternita (dall'arabo tàlib, studente, colui che chiede).
Touba: città santa, capitale del mouridismo, dove risiedono i più importanti marabout senegalesi e si trova la residenza del Califfo generale. In wolof Tuubaa significa Felicità.