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Gesù, Figlio di Maria: uno dei Profeti dell'Islâm

di G. B. Maffi

Isâ, questo è il nome di Gesù nel Corano, è considerato un grande profeta, accreditato di miracoli e prodigi. Tuttavia non è il Gesù nel quale i cristiani si possono riconoscere.

 

L'identità di Gesù, Figlio dell'Uomo, non ha mai cessato di destare interesse, ammirazione o controversie da parte dei suoi ascoltatori e dei suoi discepoli; di chi l'ha conosciuto e di chi, in qualche modo, si è avvicinato a lui. Il suo sguardo enigmatico e misterioso sulla storia dell'umanità, ancora oggi continua a porre la domanda che un giorno rivolse ai suoi discepoli a Cesarea di Filippo : "E voi, chi dite che io sia?" (Matteo 16,15).
La risposta musulmana non è semplice da precisare perché, anche se il Corano e i musulmani riconoscono a Gesù un carattere profetico e messianico, gli vengono però negati i titoli di Signore e Salvatore, propri della tradizione cristiana, oltre alla sua identità di Figlio di Dio.

Il nome di Gesù nel Corano. 

La prima differenza fondamentale che si riscontra nella figura del Gesù coranico è il suo nome. 'Isâ, in arabo coranico, indica un nome proprio, senza un significato né una valenza particolare, diversamente dalla tradizione arabo-cristiana, dove viene chiamato Yasû? : "Dio salva", concordemente alla tradizione biblica e del Nuovo Testamento. 'Isâ è uno dei venticinque profeti di cui parla il Corano, la missione dei quali è uguale per tutti: ricordare al proprio popolo l'esigente vocazione al monoteismo e avvertirlo del giudizio finale di Dio, imminente e implacabile. Se Maometto è l'ultimo dei profeti e ha la prerogativa di esserne il "sigillo", Mosè è colui di cui si parla di più nel Corano (502 versetti), mentre Abramo è definito "l'amico di Dio" a causa della sua sottomissione a Lui. Rispetto a questi tre profeti, Gesù si trova ad avere meno spazio: solo 93 versetti che però bastano a darcene un profilo preciso.
Una lettura in ordine cronologico, secondo la predicazione di Maometto, mette in evidenza un passaggio progressivo dalla simpatia al confronto e alla polemica con i cristiani. La figura di Gesù rimane sempre enigmatica, diversamente da quella di Maria, sua madre, la sola donna nominata nel Corano, elogiata e grandemente esaltata come una credente santificata, e madre che custodì la sua verginità: "così Noi [Allah] soffiammo in lei del nostro spirito e la rendemmo, con suo figlio, un segno per le creature" (21,91).

La vita di Gesù nel Corano. 

In due singolari racconti dell'Annunciazione e uno della Natività, viene esposto il mistero dell'origine inconsueta di Gesù, che si presenta come colui che è messo "sotto la protezione di Dio [...] contro satana, il reietto" (Corano 3,36); e Giovanni (il Corano non lo chiama "il Battista") che è definito "veritiero, Parola emanata da Allah" (3,39). Annunciato a Maria dallo Spirito che "apparve a lei sotto forma di uomo perfetto", Gesù viene proclamato "Segno per gli uomini e una misericordia Nostra [di Allah]" (19,17-21), ed è posto "al seguito degli altri profeti, per confermare la Torah che era prima di lui e gli demmo il Vangelo, nel quale vi è una retta via e una luce" (5,46). 
Le prove incontestabili e miracolose della sua missione sono innumerevoli: fin dalla nascita parla "come un adulto nella culla"; guarisce il cieco nato, "crea" uccelli d'argilla e dà loro vita, risuscita i morti, ecc., sempre però "con il permesso di Dio" (3,49). Gli apostoli, gli unici ad averlo ascoltato, sono gli "ausiliari di Dio" e "a Lui sottomessi" (= "musulmani"). In definitiva, il suo messaggio non è altro che quello di ricordare agli uomini quel monoteismo puro, comune a tutti gli altri profeti venuti prima di lui, e il dovere di adorare Dio che è "mio Signore e vostro Signore". 
Ma la sua missione termina in modo drammatico quando, non ascoltato dai giudei, Gesù li maledice sfuggendo dalla morte che gli vorrebbero infliggere. Effettivamente, secondo il Corano, Gesù non è sconfitto dalla morte perché Dio lo richiama a sé, per liberarlo dagli increduli, i quali si vedono puniti "perché hanno detto: "Sì, noi abbiamo ucciso il Messia, Gesù, figlio di Maria, il messaggero di Allah". Ma non l'hanno ucciso, non l'hanno crocifisso, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a lui [...] ma Allah lo innalzò a sé". (4,158)
Impossibile definire chiaramente, o anche solo supporre, quale sia la realtà di Gesù dopo questa "elevazione" e dove possa trovarsi: non è morto, secondo il Corano, e ancor meno si può pensare che condivida con Dio una qualche forma di vita. Il Corano, però, precisa che, "in verità, sarà lui ad annunciare l'Ora" del giudizio finale (43,61) e che ritornerà, musulmano, il giorno della resurrezione, per "testimoniare contro la Gente del Libro", cioè i cristiani, dopo aver conosciuto lui stesso la morte, come ogni mortale (4,159).

L'eccezionalità di Gesù. 

Ogni volta che il Corano parla di Gesù, immediatamente viene precisato, quasi come un cognome, "figlio di Maria: Ibn Mariam". Questo figlio di madre verginale, pur sempre e solo uomo, è il Messia: cosa possa significare questo, non è dato sapere. Anche "il servo di Allah" lo ha costituito Profeta, benedetto da Lui, puro e "dolce con sua madre, né violento né scellerato", bensì "posto tra i santi e tra quelli che sono vicini a Dio", perché da Lui ampiamente gratificato (Corano: 19,30-32 e 3,45-47). Come Adamo, Gesù è creato direttamente da Dio: "Parola emanata da Dio" e "deposta in Maria", è stato confermato dallo spirito di santità. Volutamente non ho detto "Spirito Santo" - il testo del Corano permetterebbe questa interpretazione, alcuni traduttori, infatti, l'hanno adottata - per non confonderlo con la terza Persona della Trinità cristiana. Con essa non ha niente da condividere, almeno attenendosi strettamente al significato del testo coranico, e per non correre il rischio di un sincretismo sterile che indurrebbe a considerare il Corano come una semplice rilettura dei testi cristiani. 
Ecco come, nel Corano, Gesù si presenta ai suoi ascoltatori: "O figli d'Israele, io sono, in verità, il messaggero di Allah inviato a voi per confermare ciò che, della Torah, esisteva prima di me, e per dare il lieto annuncio di un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome è Ahmad" (61,6). Questo nome non è altro che una variante araba di Muhammad, cioè Maometto: dunque Gesù sarebbe venuto per annunciare il suo successore, cioè il Profeta dell'islam. 

Il problema della Trinità.

Il cerchio si chiude quando il Corano parla della Trinità, mettendo sulla bocca di Gesù parole di rimprovero verso i cristiani che hanno 'fabbricato' questa idea, e ne dà una immagine quantomeno strana: "E sono empi coloro che dicono: "Dio è il terzo di tre". Non c'è altro Dio che Allah solo" (5,73). La polemica diventa aspra quando il rimprovero viene da Dio stesso: "Quando Dio disse: "O Gesù, figlio di Maria, sei tu che hai detto agli uomini: 'prendete me e mia madre come dèi oltre a Dio'’ Gesù rispose: "Gloria a Te! Non mi appartiene di dire ciò che non ho il diritto di dire. Se lo avessi detto Tu l'avresti saputo: Tu conosci ciò che è nell'intimo mio, e io non conosco ciò che è nell'intimo Tuo! In verità Tu solo conosci ogni segreto"". (5,116) Gesù, anche se Profeta e Messia, rimane dunque sempre e solo un uomo, senza nessuna ambiguità: ciò è sottolineato dall'impossibilità di Gesù di conoscere i segreti di Dio, e dalle affermazioni che "non è da Dio prendersi un figlio" e mai Lui si scelse "né compagna, né figlio" (72,3).
Siamo dunque agli antipodi dell'identità di Gesù trasmessa dai Vangeli, dalla quale scaturisce una profonda intimità e perfetta unione tra Dio, il Figlio fatto uomo e coloro che, nella fede, accolgono il mistero del Dio Incarnato: "Tutto mi è stato dato dal Padre mio: nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare". (Matteo 11,27) 
Ma, in nome di un monoteismo assoluto, viene anche negata ogni altra dimensione di Gesù che, per i cristiani è: Parola Eterna del Padre, Verbo Incarnato che rivela il Volto del Dio-Amore, Crocifisso e Risorto per dare agli uomini la salvezza che viene da Dio.
Rimane pur sempre il fatto che, anche per i musulmani, Gesù è con Maria, sua madre, "un segno congiunto per tutte le creature" (21,91). Un segno tutto da capire e da scoprire, così come è da scoprire il significato di un altro versetto del Corano dove, stranamente, Gesù si attribuisce la pace: è lui, infatti, l'unico personaggio del Corano che si arroga il diritto di invocare su se stesso la benedizione, dicendo: "Sia pace su di me il giorno che nacqui, il giorno che morirò e il giorno in cui sarò risuscitato" (16,33). 
Rimane l'interrogativo: chi è veramente questo personaggio? Il discorso su Gesù nel Corano, letto e interpretato con l'intento di salvaguardare l'assoluta unità e trascendenza di Dio, per quanto logico possa sembrare, non risponde, però, a molte questioni poste dal Corano stesso come il significato di 'spirito di santità', o il titolo di Messia a lui attribuito, ma anche l'affermazione per cui Gesù è "il Suo Verbo che Egli [Allah] depose in Maria, uno Spirito emanato da Lui" (4,171). 
Allora chi è Gesù ritratto in questo modo dal Corano? Non è certo il Gesù delle Beatitudini, ancor meno colui che perdona all'adultera o che parla in parabole per annunciare il Regno dei Cieli. Non è un Gesù nel quale i cristiani si possono riconoscere.