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NIGERIA:  GUERRE DI RELIGIONE O GUERRE SOCIALI?

di Michel Fortin

 

Mentre la costituzione nigeriana garantisce la libertà di religione a tutti i cittadini, una dozzina di Stati al nord del paese hanno adottato la legge islamica contro il parere del governo federale e delle comunità cristiane. “Eppure l’Africa è un paese dove gente con diverse credenze religiose vive fianco a fianco, condividendo gioie e pene della vita”. I Missionari d’Africa lo possono testimoniare .

 

La Nigeria è sconvolta da 20 anni da violenze etniche e religiose che hanno fatto migliaia di morti. La costituzione nigeriana garantisce la libertà di religione a tutti i cittadini ma, da due anni, una dozzina degli Stati della confederazione hanno adottato la legge islamica contro il parere del governo federale e della comunità cristiana. Fino ad ora, il presidente Olusegun Obasanjo non ha osato aprire il dibattito su questo fatto che è concentrato nel nord del paese, dove i musulmani sono in maggioranza. Questa indifferenza del presidente e dei principali leaders della Nigeria era attribuita alla paura: discutere apertamente di questo problema comporterebbe il rischio di fomentare le tensioni tra i gruppi religiosi e, eventualmente, di provocare una guerra civile.
Si tratta di un'altra guerra di religione oppure unicamente di alcuni fanatici che credono che il ritorno all'insegnamento del Profeta deve comportare la flagellazione, la lapidazione e la decapitazione? Esistono nel mondo musulmano delle voci autorevoli e rispettate capaci di far tacere questi estremisti?

Le religioni: un fattore di solidarietà 

Il messaggio di Assisi, il 24 gennaio 2002, ce lo ricorda: "Di fronte alla violenza, che dilaga in tante regioni del mondo, (i rappresentanti delle religioni) sentono il bisogno di far vedere che le religioni sono un fattore di solidarietà, rinnegando e isolando coloro che si servono del nome di Dio con lo scopo e con metodi che in realtà l'offendono". L'idea di religione che, in questo momento, circola in molti paesi musulmani è talmente negativa che l'Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) ha deciso, durante una riunione tenutasi nell'aprile scorso, di creare al suo interno una commissione incaricata di "porre rimedio" ai torti provocati all'immagine dell'Islam nel mondo. E' tuttavia utile ricordare questa "suratta" (capitolo) del Corano, chiaramente imperativa, che ordina la libertà di coscienza. Ecco che cosa dice: "Nessuna costrizione in religione" (2,256). 
Il Papa stesso, parlando ai cristiani del Kazakhistan, nel settembre scorso, diceva che Gesù ci suggerisce la "logica dell'amore", chiedendoci di applicarla specialmente e generosamente con gli indigenti. Si tratta di una logica che può favorire l'unione fra cristiani e musulmani, impegnandoli a costruire insieme la "civiltà dell'amore". 
Si tratta di una logica che va oltre le furbizie di questo mondo e permette di farci dei veri amici, che ci accolgono "nelle dimore eterne" (Luca 16,9). "Desidero riaffermare - diceva il Papa - il rispetto della Chiesa Cattolica per l'Islam autentico: l'Islam che prega, che sa essere solidale con chi è nel bisogno. Ricordandosi di tutti gli errori del passato, anche di quello recente, tutti i credenti devono unire i loro sforzi, perché mai Dio sia preso in ostaggio per le ambizioni degli uomini. L'odio, il fanatismo e il terrorismo profanano il nome di Dio e deformano l'autentica immagine dell'uomo".

Molte le cause delle violenze

Secondo i vescovi nigeriani, tra cui Mons. John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, la religione è un pretesto alla violenza. Per loro ciò che sta succedendo in Nigeria concerne la politica, sociale ed economica. Non si tratta di scontri fra religioni. Per Mons. Onaiyekan, c'è gente fanatica. Queste persone che parlano di "cristiani" e di "musulmani" non sanno di che cosa parlano e si servono intenzionalmente della religione per esacerbare la situazione. "Noi sappiamo molto bene - dice - che il ricco occidente non si ispira allo spirito cristiano. Non si tratta di Cristianesimo e di Islam. Inoltre, visto che si parla di Cristianesimo, i cristiani dovrebbero lottare contro quel mondo occidentale così ingiusto. Il Santo Padre lo ha dichiarato: la divisione fra ricchi e poveri non è la volontà di Dio".
E' questo il parere di Mons. Onaiyekan che, detto tra parentesi, è nato musulmano. Egli ha tendenza, come tutta la Chiesa della Nigeria in generale, a minimizzare l'importanza del fatto religioso negli scontri attuali. Forse sta cercando, come una parte dei vescovi, di salvaguardare la realtà di buon vicinato fra le due religioni; ciò che ha valso alla Chiesa Cattolica di questo paese di essere, fra le Chiese e i gruppi cristiani, la più vicina alle autorità musulmane. In Nigeria, le violenze hanno molte cause: le religioni, le tribù (soprattutto gli Ibo e Aussa-Fulani), gli scontri fra nord e sud e tutta la storia passata, a partire dalla colonizzazione. Durante il periodo coloniale, diversi gruppi etnici, a maggioranza musulmani, sono stati privilegiati, a scapito degli altri. Gruppi che furono affiancati al sistema del potere britannico e poterono dominare gli altri.
E' evidente che i gruppi privilegiati si sentano ora minacciati da quelli che vogliono più giustizia. L'introduzione della "Sharia" (la legge islamica) in molti Stati del Nord ha come scopo di mantenere lo statu quo religioso e sociale di certi gruppi etnici.

Lavorare per la giustizia

Come uscire da tale situazione? Per evitare nuove violenze, c’è bisogno di un "forum" aperto a tutte le forze politiche e sociali della Nigeria, dove definire nuove regole di coesistenza comune. La maggioranza dei Nigeriani, cristiani e musulmani, vogliono la pace. I vescovi pensano che l'adozione della "sharia" (Legge islamica) da parte di molti Stati del Nord sia una "violazione flagrante dei diritti umani di coloro che non sono musulmani in una società e in uno Stato pluri-religioso e laico come la Nigeria". L'adozione di questa legge islamica è "un atto irresponsabile grave da parte dei politici che si servono della religione per promuovere i loro propri interessi e fomentare la violenza tra la popolazione". 
Per i vescovi la classe politica ha grandi responsabilità perché c'è senza dubbio un legame fra violenza, ingiustizia e corruzione, diventate ormai sistematiche. I vescovi dichiarano: "Se si vuole la pace, bisogna lavorare per la giustizia". I cristiani che si abbandonano alla violenza devono "ritornare a Cristo", e i musulmani devono ritornare "ad Allah e accettare i precetti dell’Islam che significa pace".

La constatazione dei Missionari

Una lettera del Consiglio Generale dei Missionari d'Africa (Padri Bianchi), dichiarava recentemente che la coesistenza pacifica e armoniosa fra popoli con credenze diverse rimane possibile. In molti paesi africani dove lavorano questi missionari, lo si può constatare. "Ci sono altri paesi simili dove la gente con diverse credenze religiose rimane pacifica, vivendo fianco a fianco, condividendo le gioie e le pene della vita, come in tanti paesi dell'Africa? Ecco una Buona Notizia!". 
I Missionari d'Africa lo possono testimoniare e "davanti al mondo intero". Dicono anche: "Il nostro sogno è vedere l'Africa del futuro tenere un ruolo di primo piano nel mondo per una coesistenza interreligiosa pacifica e costruttiva".
I Missionari d'Africa desiderano favorire l'apertura al dialogo, già iniziato, fra musulmani e cristiani, ovunque convivono. Ma tutto questo richiede una chiara idea delle realtà culturali e religiose vissute dai musulmani. 
Il dialogo deve tendere, nella misura del possibile, a un incontro spirituale. Ognuno dovrebbe sentirsi responsabile del progresso religioso dell'altro. 
Questo presuppone anche che si abbia coscienza della responsabilità interiore individuale della propria relazione personale con Dio e del proprio itinerario spirituale. 
Ognuno, guidato dallo Spirito di Dio, saprà trovare nel concreto della propria vita, nei suoi atti e nelle sue parole, il modo di vivere la sua fede ed entrare in comunione con gli altri.