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Cultura religiosa o illusoria conoscenza...

di Maddalena Masutti 

 

"Dopo l'11 settembre 2001, la stampa familiarizza il pubblico con l'islam. In particolare sottolinea che il fanatismo e la violenza sono associati alle religioni. Sta di fatto che la conoscenza delle religioni accumulata in fretta, sotto la pressione delle circostanze, e non assimilata, è solo un'illusione di conoscenza". (J. P. Guetny)

 

Cultura religiosa?... In perdita!

Se ne parla come di un tema scottante. Riflettendo però si rimane perplessi. E non perché si tratti di una diagnosi sbagliata. Noi viviamo in un periodo di "modernità" colta, erudita, che dà prova veramente di una "crassa" ignoranza religiosa. E' il termine "perdita" a far pensare. Si riferisce infatti a qualcosa che esisteva e che, al momento, non c'è più.
Fra le persone interessate ai problemi religiosi, il termine perdita, in questo campo, mette il sospetto per niente infondato, che si tenda ad idealizzare il passato.
L'educazione religiosa di altri tempi era focalizzata sul "credere", più che sul "conoscere" e sul "capire". Niente dubbi o ricerche personali, quindi.
E' ancora il caso, largamente constatato, dei Paesi dove la fede va per la migliore e dove esiste una conoscenza molto sommaria e superficiale delle proprie tradizioni religiose. Nessuna conoscenza per quelle degli altri.
Come viene valutato il ruolo della religione nell'ambito educativo? Intendiamo in generale, senza andare a vedere i compiti specifici della scuola o della chiesa. 
In un sistema educativo dove l'insegnamento tecnico-scientifico ha la parte preponderante in esclusiva, (anche in un paese come il nostro dalle tradizioni umanistiche spiccate), in un sistema cioè, dove la cultura del simbolo e della sua interpretazione, dove l'interesse per l'immaginario e la trascendenza non riescono più a trovare un posto, che senso ha parlare di problemi dell'anima?
Il pensiero simbolico è legato alle aspirazioni, ai sentimenti, alle emozioni, alla memoria, all'appartenenza ad un mondo 'altro' rispetto a quello razionalmente matematico; escludendo il simbolico, si arrischia di perdere ogni apertura e ogni comprensione per il religioso.

Luoghi comuni

Oggi nella cultura di massa, il religioso è presente spesso, tramite alcuni luoghi comuni. Dopo l'11 settembre 2001, ad esempio, si parla di fondamentalismo come della caratteristica di un certo tipo di islam. Il termine, in realtà, designava un movimento protestante che si opponeva al liberalismo teologico e al "Vangelo sociale", cioè ad una lettura ritenuta progressista delle Scritture. Concretamente il nome derivò da un documento di cinque punti pubblicato a Niagara (USA) nel 1895, intitolato: "I punti fondamentali". 
Tra essi il primo riguardava l'interpretazione letterale della Bibbia, per cui la creazione del mondo in sei giorni divenne una verità "storica". Gli altri riguardavano la divinità di Gesù, la sua nascita verginale, il valore di espiazione della sua morte e il suo prossimo ritorno.
E il fondamentalismo islamico? Ritenendo che si faccia una lettura troppo semplicistica del Corano, alcuni apostoli dell'islam spingono i teologi musulmani a fare sul Corano un lavoro di interpretazione, finora mai esistito. Ma c'è chi sostiene che questo non è un problema. 
Ali Merad dice che il Corano è per eccellenza la sorgente di tutte le norme a cui i credenti si riferiscono sia per la vita personale che per quella sociale. L'interpretazione è un'esigenza della pratica, consiste nel saper tradurre la dottrina nella vita concreta.
E chi ha un po' di conoscenza, sa che l'islam non è per nulla monolitico. Nel suo ambito ci sono molte scuole, molte tendenze, alcune più rigorose e altre meno.

I tre monoteismi

I tre monoteismi (le tre religioni che adorano un unico Dio), vengono chiamate a volte le “religioni del libro", affermazione cara a Maometto per quanto riguarda ebrei e cristiani. In realtà tutte le religioni hanno scritture proprie e non riducibili a un libro soltanto. E per giudaismo e cristianesimo, come pure per l’islam a sua volta, l’importanza del Libro, non è la stessa.
"Il popolo giudaico, afferma Armand Abecassis, non è il popolo del Libro, ma il popolo dell'interpretazione del Libro". "E a fare un cristiano, precisa il musulmano Michel Chodlkiewicz è la sua relazione con Cristo, non il possesso delle Scritture". Solo L'islam è la religione del Libro in senso stretto. 
Secondo Fernand Comte, il Corano è la "stesura precisa e letterale di un archetipo (l’originale per eccellenza) conservato in cielo da tutta l'eternità".
In questa prospettiva, la lingua araba è lingua divina e non si può parlare, in senso stretto, neanche di traduzione. Non ha senso quindi, per certi pensatori applicare ad essa i metodi dell'esegesi moderna.
Sono esempi presentati da J.P. Guetny ( Actualité des Religions, n.34-janvier 2002) ed accennati qui, per dare un'idea di quanto la cultura religiosa esiga un lavoro serio, appro fondito, non solo per colmare le lacune, se ci sono. 
E' necessario fare luce anche sui pregiudizi e sulle idee vaghe raccolte troppo in fretta e divulgate secondo particolari circostanze da un'opinione pubblica superficiale e sprovveduta.
La cultura religiosa sfugge all'uomo frettoloso, come sfugge all'imbroglio di risposte troppo sicure, non obiettive e tendenti a coprire forme di fanatismo. Essa non sopporta il parolismo. Esige serietà, studio approfondito, tempo. 
Oggi ci si accorge più che mai che la serietà in questo campo è un prezzo da pagare non solo per la formazione dei singoli, ma anche per la vita politica.
Senza una cultura religiosa seria non progredisce la tolleranza reciproca, specie in tempo di terrorismo proclamato. Bisogna conoscere la complessità dei problemi e delle situazioni.


Come parla Dio agli uomini?

La domanda non va fatta solo dagli specialisti di scienze religiose. Se lo deve chiedere anche l'uomo della strada e con ragione. Le diverse forme attraverso le quali si manifestano i contenuti religiosi, sono strettamente legate ad un contesto storico, sociale, geografico, culturale in genere. 
Il positivismo, filosofia che si basa sull'analisi dei dati accaduti 'di fatto' come criterio di verità, ha dato importanza al metodo storico-critico per interpretare le sacre Scritture. "Lo riteneva un processo estremamente intelligente per parlare di Dio, ma lo faceva in modo da tenere lontana la sua vera realtà".
Ora si sta facendo strada la constatazione che, trascurando completamente l'atteggiamento interiore dell'uomo, nello studio delle manifestazioni di Dio, si dedica la propria attenzione unicamente agli elementi esteriori. Si rischia quindi di passare accanto al messaggio portato dai testi sacri, lasciando che il contenuto si devitalizzi e perda la sua sostanza religiosa. Ed è questa, la sostanza religiosa, il nutrimento indispensabile per gli uomini di oggi. 
Nella cultura religiosa odierna si sottolinea che anche il metodo storico-critico può aver contribuito alla "denutrizione spirituale" della gente del nostro tempo.

Coinvolto di persona

Prima ancora del positivismo, nei secoli XVII° e XVIII° il razionalismo imperante aveva contribuito al deperimento dell'universo religioso occidentale. Il razionalismo imponeva di diffidare di tutto ciò che non è strettamente razionale come il soprannaturale, il religioso. 
Portava a disprezzare l'affettività, i sentimenti, ad accentuare la divisione tra spirito e corpo, disprezzando ciò che è corporale. 
Tutto questo impediva di avvicinarsi alla manifestazione che Dio fa al cuore dell'uomo, perché è attraverso i vari simboli presenti in natura che si arriva all' "intelligenza nascosta" dei testi biblici. L'intuizione del senso nascosto delle Scritture coinvolge l'uomo. Leggendo, egli si sente convocato di persona sulla scena, reso partecipe del dialogo tra Dio e l'uomo, dialogo che è essenziale alla rivelazione. Senza comprensione simbolica non si arriva alla religione.

Simbolismo e tradizione

Nel linguaggio biblico viene data molta importanza ai sogni. Spesso sono basati su fatti storici e vengono elaborati nella loro struttura e nella loro forma grazie ad una grande capacità di penetrare nella compagine della visione. Mentre il sogno parla a livello individuale, dando all'interessato i significati della propria esistenza, assume anche un livello universale, entra, secondo gli psicologi, nel mondo delle immagini e dei simboli comuni.
Immagini e simboli comuni sono molto importanti perchè vengono assimilati dalla tradizione e trasmessi, costituiscono o integrano il cammino di salvezza per l'umanità tutta intera. 
Indipendentemente da fattori di tempo e di luogo, essi facilitano l’intuizione che la ricerca di un Assoluto ha veramente carattere universale. Permettono di arrivare profondamente nei luoghi reconditi dell’anima, a ciò che vi è di essenziale in ogni uomo e in ogni donna: conoscere la propria appartenenza culturale, il senso della vita, il proprio posto nella storia. 


La psicologia

Il contributo della psicologia, in fatto di cultura religiosa, potrà sembrare di importanza secondaria. 
Di fronte all' esasperato individualismo odierno, mettere l'accento sulla capacità che ognuno dovrebbe avere di lasciar dilatare il proprio essere verso le problematiche proprie e quelle altrui, porta senz'altro ad una maggiore consapevolezza della realtà in cui si vive.
Esistono per tutti delle domande fondamentali: come può un uomo diventare se stesso, e quali sono le forze che glielo impediscono? L’uomo si può realizzare senza Dio?
A costituire la base del processo che lo portano alla sua piena maturazione non ci sono naturalmente solo sogni o visioni.
Esistono anche i fatti significativi, le circostanze, gli insegnamenti. 
Il contatto vero, impegnativo cioè e serio con le Scritture sacre, esercita sull’animo umano un'azione potente, grazie alla sua possibilità di partecipare e di lasciarsi coinvolgere. Senza imposizioni arbitrarie.