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BOSCIMANI     Il paradiso perduto

testo di Marco Trovato 
foto di Survival International

 

E' allarme per i Boscimani del Kalahari. La civiltà moderna ha aggredito la loro cultura e sta cercando di piegare la loro resistenza. I pochi che ancora mantengono uno stile di vita "tradizionale" nelle riserve sono trattati alla stregua della fauna per attrarre i turisti. E dal Botswana arriva una notizia sconcertante: il Governo ha deciso di tagliare i rifornimenti d'acqua da cui dipende la sopravvivenza delle ultime tribù. 

 

Il villaggio di Molapo non esiste più. Lo hanno cancellato dalle carte sei mesi fa. Non ci sono più le capanne di frasche. Non c'è traccia dei vecchi sotto la grande acacia, dei bambini che giocavano a rincorrersi, delle donne che infilavano perline in collane e bracciali. E' sparito anche il fuoco sacro dove si tenevano le feste religiose e le danze rituali. Ora c'è solo la cenere. 
Se lo sono portati via Molapo. Per terra restano pochi stracci impolverati, brandelli di carta, piccoli contenitori di legno. E tutt'intorno una ragnatela di impronte lasciate dai pneumatici. 
"Sono arrivati su grossi camion", racconta una testimone. "Hanno distrutto le abitazioni, malmenato la gente, obbligato tutti a lasciare il villaggio". Così hanno fatto in altri accampamenti delle tribù Gana e Gwi sparsi nella boscaglia: stesse scene di violenza, stesse grida di dolore; storie e soprusi che si ripetono da molti anni, nel silenzio e nell'indifferenza generale. 

CACCIA PROIBITA

Non c'è pace per i Boscimani, il più antico popolo dell'Africa meridionale. Il Governo del Botswana ha deciso di sgomberare i loro villaggi e deportare le comunità lontano dalle terre in cui hanno vissuto finora. "Sono uomini selvaggi" - dicono le autorità - "Bisogna civilizzarli e integrarli al resto della società". Con questo pretesto li si fa sloggiare dalla Central Kalahari Game Reserve, un'ampia zona protetta - una delle più grandi riserve naturali d'Africa - creata negli anni Sessanta proprio per tutelare i Boscimani e gli animali da cui dipendevano. Il Governo ha provato a convincere gli indigeni a spostarsi promettendo loro scuole, assistenza sanitaria, lavoro, piccoli appezzamenti di terra, bestiame e denaro contante (promesse quasi mai mantenute). In pochi però hanno risposto all'offerta. Così ha pensato di limitare in ogni modo la caccia, da cui dipende la sopravvivenza delle tribù, appellandosi alla necessità di conservare la fauna. Poco importa se i Boscimani hanno vissuto di caccia per secoli senza mai ammazzare un solo animale di troppo, poco importa se nessuna specie da loro cacciata è in pericolo di estinzione. Gli indigeni accusati di aver superato la quantità di cacciagione consentita (tre antilopi per persona all'anno) sono stati imprigionati e torturati dai funzionari del dipartimento faunistico: l'associazione boscimane First People of the Kalahari ha raccolto testimonianze di gente percossa, gettata a terra, minacciata col fuoco, legata per i piedi al paraurti delle auto. E le intenzioni del Governo non sono neppure troppo velate: recentemente un ministro del Botswana, Margaret Nasha, ha paragonato la questione dei Boscimani a quella degli elefanti. "Tempo fa" - ha spiegato in TV- "abbiamo avuto un problema simile quando volevamo eliminare un certo numero di pachidermi...".

SENZA PIU' ACQUA

Ultimamente, per intimidire le comunità e sollecitare gli sfratti, la polizia non ha esitato a penetrare con la forza nelle abitazioni dei Boscimani, usando violenza su uomini e donne. Ma non è bastato: centinaia di persone hanno opposto resistenza e si sono rifiutate di lasciare le loro terre per "rimanere vicino alle tombe degli antenati". Allora il Governo ha deciso di giocare la sua ultima carta: a marzo di quest'anno ha ordinato la sospensione dell'approvvigionamento d'acqua ai villaggi delle tribù Gana e Gwi. In pochi giorni ha chiuso l'unico pozzo, smantellato la pompa, bloccato i rifornimenti con l'autocisterna. Lo ha fatto con la scusa di non poter sostenere i costi della fornitura d'acqua (3,28 euro per persona a settimana). Una scusa, appunto: il Botswana è il più grande esportatore di diamanti al mondo, una delle nazioni africane più ricche, e potrebbe permettersi la spesa senza problemi. Ma volendo, potrebbe anche evitare di usare i suoi soldi perché l'Unione Europea si è offerta di finanziare l'approvvigionamento. A tutt'oggi, però, il Botswana ha accuratamente ignorato la proposta. 


IL BUSINESS DEI DIAMANTI

Perché? Per quale motivo il Governo è tanto interessato a far sloggiare i Boscimani dalle loro terre ancestrali? "Probabilmente per potersi dedicare con tranquillità allo sfruttamento dei giacimenti diamantiferi presenti nella regione", spiega Francesca Casella, rappresentante dell'associazione Survival International (vedi box a pagina...). "La multinazionale De Beers, numero uno al mondo nel settore dei diamanti, ha già ottenuto importanti concessioni nella Riserva del Kalahari". Esistono inoltre numerosi progetti di promozione turistica delle terre boscimane: politici e affaristi spingono per fare spazio a nuovi lussuosi lodge destinati a turisti danarosi. "C'è però una causa più sottile e più profonda dietro alle discriminazioni e ai maltrattamenti delle tribù del Kala-hari", continua la Casella. "Le autorità considerano i Boscimani "primitivi", "essere inferiori", "fermi all'età della pietra", e li disprezzano per la loro diversità... In realtà si tratta di un popolo tenacemente attaccato alle proprie radici e alla propria indipendenza, che nonostante secoli di violenze, continua a resistere con dignità". Un popolo fiero, nobile, che non finisce di affascinare e stupire gli studiosi.
Il nome Boscimani deriva dall'inglese bushman che a sua volta viene dall'olandese bosjesmans, cioè "uomo della boscaglia" (gli antropologi - non si capisce il perché - preferiscono chiamarli San, termine denigratorio coniato da altre etnie africane). Sono bassi (la loro statura oscilla tra 1,40 e 1,60 metri), di carnagione giallo-rossastra, con gli occhi allungati come quelli dei Mongoli, i capelli neri e ricciuti disposti "a grani di pepe", la pelle raggrinzita solcata da rughe profonde. Parlano lingue curiose, caratterizzate da schiocchi metallici prodotti dalla lingua contro il palato.

IN SIMBIOSI CON L'AMBIENTE

Il sistema sociale dei Boscimani è molto particolare: non esistono capi, le decisioni vengono prese collegialmente e le donne partecipano attivamente alle discussioni. Gli individui possiedono solo pochi oggetti personali, i beni appartengono alla comunità. La solidarietà per questo popolo è un principio fondamentale: i frutti della caccia e della raccolta vengono distribuiti tra tutti e di quanto viene raccolto nulla viene sprecato. Un cacciatore non ammazza mai più del necessario, neppure se si trova di fronte a un intero branco di animali. Le donne non raccolgono mai le piante fino al loro esaurimento, per non compromettere il futuro raccolto. I Boscimani, insomma, sono uno dei pochi popoli della Terra che ha vissuto per millenni in un ambiente senza deteriorarlo o comunque cambiarlo. 
Gli scienziati ne hanno fatto il gruppo etnico più studiato e famoso della Terra: in centinaia di volumi hanno raccontato i segreti dei cacciatori-raccoglitori "che vivono come 10 mila anni fa", e non è mancato chi ha costruito la propria carriera accademica sulla scoperta "dell'ultima tribù di selvaggi ", il "popolo isolato dal mondo rimasto al Paleolitico". 
Espressioni suggestive tanto diffuse quanto inopportune: i San per secoli hanno commerciato pacificamente pelli di antilope e uova di struzzo, venendo in contatto con altre etnie. Secondo i reperti archeologici, nell'antichità essi occupavano ampi spazi dell'Africa meridionale e centro-orientale. 

UN MONDO SCRITTO NELLA ROCCIA

La storia di questo popolo è scritta nella roccia: i piccoli signori delle savane hanno infatti lasciato straordinarie testimonianze della loro presenza millenaria, dipingendo sulle pareti granitiche delle caverne (dove abitavano in piccole bande) o lasciando incisioni sui massi delle pianure australi. Alcune di queste opere risalgono a oltre 25 mila anni fa e sono autentici cimeli di uno stupefacente museo della storia, grazie ai quali gli studiosi hanno potuto ricostruire (almeno in parte) le radici più antiche e profonde della civiltà del Kalahari. Tradizionalmente nomadi, i Boscimani vivevano di caccia e raccolta di radici, miele e frutti selvatici. Come già detto, non avevano capi, moneta, proprietà privata. Conoscevano tutto su piante e animali e sfruttavano le risorse naturali senza stravolgere l'ambiente. Erano i signori incontrastati delle savane. Nel deserto furono costretti a ritirarsi quando altre popolazioni di allevatori e agricoltori invasero le loro terre. 

VAIOLO E FUCILATE

Ma i veri problemi cominciarono due secoli fa, allorché i primi coloni olandesi penetrarono nella regione, confiscando pozzi, terre e selvaggina. I San, trattati alla stregua di animali, furono cacciati a fucilate, catturati e costretti a lavorare come schiavi nelle fattorie dei bianchi. Molti morirono a seguito di micidiali epidemie di vaiolo e morbillo. Fu un autentico genocidio.
Oggi i Boscimani sono circa 90 mila: la metà sta in Botswana, tra il deserto del Kalahari (grande come la Francia) e le paludi dell'Okavango; il resto vive in Namibia, Angola, Zambia, Zimbabwe e Sud Africa. Solo poche centinaia - appartenenti prevalentemente alle tribù Gana e Gwi - sono riusciti a mantenere uno stile di vita tradizionale, in gran parte auto-sufficiente, in cui la caccia e la raccolta rivestono un ruolo centrale. 
Gli altri sono costretti a vivere in squallidi insediamenti costruiti appositamente per loro dove ricevono misere sovvenzioni dallo stato, ma dove non è possibile cacciare né raccogliere. Lavorano sottopagati in allevamenti e miniere (alcune ragazze si prostituiscono). A tanti non resta che mendicare e ubriacarsi. 

LO ZOO UMANO

I più fortunati, si fa per dire, sono stati arruolati da impresari senza scrupoli che li hanno trasformati in attrazione turistica. Li hanno sistemati in apposite capanne costruite nei pressi di bungalow lussuosi e hanno stampato le loro immagini su depliant che pubblicizzano "emozionanti visite ad un vero villaggio preistorico". A lanciare l'idea dell'etno-show è stato un sudafricano, Peter De Waal, proprietario della riserva naturale di Kagga Kamma (260 km a nord di Città del Capo). In questa riserva, De Wall ha radunato un piccolo gruppo di Boscimani che un tempo vivevano (tutt'altro che bene, a dire la verità) nel Parco Gemsbok Kalahari, ai confini con il Botswana. Gli ha offerto un rifugio dignitoso e un buon stipendio. I Boscimani se lo guadagnano mostrando ai visitatori antiche pitture rupestri, confezionando ornamenti e facendo finta di prepararsi alla caccia con arco e frecce. Per una manciata di monete, rispolverano i perizoma di pelle e si mettono in posa per le foto. "Fermi così, sorridete, non guardate verso l'obiettivo", si sentono ripetere tutti i giorni. Alla sera, su richiesta, possono anche mettersi a ballare: cantano e saltellano attorno al fuoco, con i tradizionali sonagli legati alle caviglie, illuminati dai flash dei turisti. 

 

 

La battaglia per salvarli

Senza più terra. Senza più libertà. Senza più diritti. I Boscimani del Kalahari sono perseguitati dal razzismo e rischiano l'annientamento. La civiltà moderna ha aggredito la loro cultura e sta cercando di piegare la loro resistenza. I pochi che ancora mantengono uno stile di vita "tradizionale" nelle riserve sono trattati alla stregua della fauna per attrarre i turisti. 
In difesa degli ultimi cacciatori-raccoglitori del Kalahari è attiva da tempo Survival International, l'organizzazione mondiale che sostiene i popoli tribali. "E' incredibile che il Governo del Botswana continui a nascondersi dietro la sfrontata bugia di agire per il loro bene", spiega Francesca Casella di Survival. "Ciò che invece accade è la violazione sistematica dei loro diritti fondamentali... Quello che i Boscimani desiderano è solo poter vivere liberi da aggressioni e intimidazioni; essere riconosciuti come i legittimi proprietari delle terre tradizionali, e continuare a provvedere a se stessi, cacciando, raccogliendo e accedendo liberamente all'acqua. 
Ma se il Governo non glielo permetterà, non sopravvivranno". 
Tutti possono partecipare attivamente alla campagna ideata da Survival per restituire un futuro ai Boscimani (l'associazione in trent'anni ha già vinto importanti battaglie con l'aiuto di tanta gente): telefonando allo 02/8900671 si può ricevere un pacchetto informativo gratuito sulle numerose iniziative in programma (petizioni, sit-in, lettere).