RUBRICHE

 
 

 

ARCHIVIO FOTO

 

 

MA SIAMO A MILANO O A DAKAR ?

 

 di Flavia Spalletti

 

Lavoro, preghiera e disciplina, ecco uno dei volti dell'islam a Milano, quello dei muridi senegalesi. La loro filosofia della vita, pratica e positiva, li aiuta giorno dopo giorno ad integrarsi nella nostra città.       

 

 

Ci accolgono in uno scantinato di una spoglia via della Bovisa, periferia nord di Milano. Dopo circa un'ora passata a curiosare tra le centinaia di cassette musicali e a salutare tutti quelli che entrano come se fossimo di casa, finalmente arriva il segretario della confraternita milanese, Bassiru, senegalese, come la stragrande maggioranza dei muridi. Al  momento, spiega, ci sono poche decine di uomini, anche se in totale quelli che gravitano intorno a questa comunità sono circa 600. Si ritrovano ogni giovedì per pregare, ma anche per fare il punto della situazione della comunità, dei nuovi arrivi, di eventuali problemi e per raccogliere fondi.

Preghiere e canti di fede

L'atmosfera durante la preghiera è più festosa, più colorata rispetto a quella che si può trovare in una moschea "classica" poiché, a differenza degli altri musulmani, i muridi accompagnano la preghiera con il canto. Questo, secondo loro, li aiuta ad isolarsi momentaneamente e più profondamente da quello che succede fuori, a fuggire dalla quotidianità. Come una vera e propria preghiera, il canto rappresenta un momento di ritorno alla più pura e intima spiritualità. I testi delle canzoni riportano alcuni versetti scritti in arabo dal fondatore della confraternita muride, Ahmadou Bamba.

In questi locali-scantinati, i muridi si riuniscono per festeggiare le ricorrenze più importanti e per celebrare i matrimoni religiosi, quindi anche quelli poligamici. Le donne accettano la cosa apparentemente senza alcun problema. Maritou, una bellissima donna originaria di Dakar, appena diventata mamma di un'altrettanto splendida bimba, dice che per loro si tratta di qualcosa di naturale, tramandata da decenni di tradizione e religione. Ci sono anche matrimoni misti, soprattutto tra muridi uomini e donne italiane (anche perché il contrario è più complesso visto il divieto religioso per le donne di sposarsi con un non-musulmano). In genere, a differenza di altre musulmane, quasi nessuna murida porta il foulard, tranne naturalmente in moschea. Non si ritrovano come gli uomini il giovedì sera e neanche a scadenze prefissate, ma quando e dove vogliono. Durante le feste rimangono in una sezione separata, perché, chiarisce Bassiru, sono troppo attraenti e quindi potenzialmente in grado di indurre in tentazione i credenti: «Sono più facili da corrompere e infatti non è un caso che nel Paradiso Terrestre il serpente-diavolo si sia rivolto prima ad Eva e se ne sia poi servito per tentare anche Adamo».

In paradiso solo se si lavora

I muridi sono famosi come "calvinisti dell'islam", e tutti mi confermano che è vero e che il motivo è molto semplice: nel lavoro, come in tutto quello che fai, devi dare il meglio di te stesso. E' uno dei primi doveri del buon muride e, come raccomandava il loro capo, nessuno deve vivere a spese degli altri. Il lavoro, mi ricordano, ha offerto loro la possibilità di riscattarsi dalla schiavitù e dalla povertà e dare il via alla strepitosa ascesa della confraternita.

Inoltre, lavorando, trovi anche la tua identità religiosa, ti senti più ricco sul piano spirituale, mi racconta Batilì, che con la sua bancarella di articoli africani gira diversi mercati milanesi. E allo stesso tempo è un modo per aiutare la comunità. Uno tra i più famosi versi di Ahmadou Bamba recita: "lavora come se non dovessi mai morire e prega il tuo Dio come se dovessi morire domani".

I rapporti con le altre comunità islamiche di Milano sono praticamente inesistenti. Alcuni mi dicono che, nonostante siano tutti musulmani, gli altri sono diversi, sono un po’ più rigidi rispetto ai muridi, ai quali infatti rimproverano di essere a volte un po’ troppo superficiali, di dedicarsi solo agli aspetti più semplici della religione. Li accusano di ostentare troppo le loro ricchezze, ma - commenta Maritou - visto che sono legittimamente guadagnate con il lavoro, perché non posso mostrare il frutto della mia fatica?

Chiusi attorno al marabut

Come comunità, i muridi non vanno a pregare in una delle tre moschee di Milano, se qualcuno lo fa, chiarisce Bassiru, è a titolo personale, ed è ovviamente libero di farlo. Questa separazione vale anche per le diverse feste e ricorrenze, la confraternita si ritrova solo con i suoi discepoli. Quello che i musulmani ortodossi non condividono è il ruolo che i muridi danno ai capi religiosi, in primo luogo ai marabutti (diretti discendenti di Ahmadou Bamba), che per loro occupano il terzo posto dopo Dio e Maometto. Si tratta di figure importantissime: possono garantirti il paradiso, se segui devotamente i loro consigli in campo religioso, lavorativo e nella vita di tutti i giorni. Ognuno, per quanto è nelle sue possibilità, fa offerte in denaro al capo che, in questo modo, gestisce personalmente un giro di soldi considerevole.

I fedeli sanno che li userà in modo saggio, per la comunità, per dare una mano ai fratelli in difficoltà, per aiutare chi è appena arrivato ad inserirsi e a trovare un lavoro. Quasi una sorta di zakàt (l'elemosina, uno dei cinque pilastri dell'islam) però gestita liberamente dal marabut. Nonostante questa particolarità, sono musulmani a tutti gli effetti, pregano cinque volte al giorno, rispettano il digiuno di Ramadan, seguono gli altri precetti. Anche il pellegrinaggio alla Mecca è importante, ma in genere se possono vanno prima a Touba, città senegalese fondata nel 1887 da Ahmadou Bamba esclusivamente per adorare Dio. Oltre ad essere più facile da raggiungere, offre l'occasione di ritrovare tutti i parenti rimasti in Senegal. Basta accennare a Touba e il volto dei muridi si illumina all'istante.

Musulmani miti e tolleranti

La comunità è ben integrata a Milano, nessuno lamenta problemi particolari di razzismo o discriminazione, a parte i soliti casi isolati legati all'ignoranza del singolo e non ad una tendenza presente in città. Anche Bassiru, il segretario, ogni volta che può, non manca di sottolineare che si tratta di una confraternita tranquilla, di brave persone e gran lavoratori, soprattutto ambulanti e operai. E' vero, ammette Batilì, spesso, soprattutto per chi è appena arrivato, le difficoltà sono tante, perché l'unico lavoro possibile è quello dell'ambulante irregolare, e quindi sono inevitabili i problemi con la finanza e vigili. Se c'è qualche testa calda che ogni tanto perde il controllo, gli altri tentano subito di intervenire per riportarlo sulla retta via. La sorveglianza sul singolo da parte della confraternita è molto forte e pervade la quotidianità. L'unione e la compattezza della comunità sono fondamentali.

Difficilmente si trovano fondamentalisti, ci sono i più e i meno ortodossi, ma in genere sono tutti moderati. Certo la solidarietà con i fratelli musulmani è forte, soprattutto in momenti difficili come quelli che stiamo vivendo, però a nessuno verrebbe in mente di "andare al fronte". Sognano di ritornare in Senegal? La terra natìa rimane sempre nel cuore di tutti gli immigrati, rispondono. Sicuramente molti vorrebbero tornare a casa e molti lo hanno già fatto, alcuni mettendo a frutto, soprattutto in campo lavorativo, ciò che hanno imparato in Italia. L'importante è continuare a fare ovunque il proprio dovere perché, come insegna Ahmadou Bamba, "la prima guerra santa da fare è alla propria anima", intraprendendo quello "sforzo", quel duro lavoro su se stessi che porta sulla strada dell'amore e dell'imitazione del Profeta.   

 

OBBEDIENZA E LAVORO

Ecco chi sono i calvinisti dell’Islam

La Muridia è una confraternita fondata in Senegal intorno al 1883 da Ahmadou Bamba (1853?- 1929), musulmano legato alla corrente mistica del sufismo. Con la sua predicazione, Ahmadou Bamba riuscì a conciliare l'islam con le tradizioni africane. Puntando sul lavoro come forza liberatrice e in grado di assicurare il paradiso, fece sì che i muridi riuscissero ad impossessarsi delle terre coltivabili e a renderle ricche, diventando così molto potenti economicamente e socialmente. La confraternita, che comprende circa il 33% della popolazione del Senegal, è tutt’oggi in continua espansione ed è molto influente nella vita politica del Paese. Il centro religioso più importante è Touba, seconda città del Senegal. Il muridismo è uno stile di vita e un insieme di credenze e pratiche culturali che si basano su quattro grandi principi: istruzione, devozione, lavoro e disciplina. E' caratterizzato dalla piena sottomissione dei fedeli alla guida spirituale, marabutto o sheikh, autorità spirituale ma anche economica, politica e sociale. Proprio in Italia, a Pontevico, nel bresciano, c'è il più grande centro d'Europa.

 

PAROLE DIFFICILI

Breve vocabolario per capire l’Islam senegalese

·      Amadou Bamba: pseudonimo di Mohammed Ben Habit‑Allah (1853 ? ‑ 1929), fondatore della confraternita islamica della Muridia.

·      Muridia: La più importante confraternita islamica senegalse, fondata da Cheick Amadou Bamba alla fine del XIX secolo.

·      Marabut (vedi anche "Cheikh" o "Serign"): uomo pio, guida spirituale, ma anche educatore e tutore. Venerato e servito da tutti i discepoli musulmani della confraternita, è colui che indica la strada per la salvezza.

·      Murid: appartenente alla confraternita della Muridia (dall'arabo Mùrid, colui che vuole, che accetta; colui che si è votato ad una fede).

·      Touba: città santa, capitale del mouridismo, dove risiedono i più importanti marabout senegalesi e si trova la residenza del Califfo generale. In wolof Tuubaa significa Felicità.

 

 PER SAPERNE DI PIU’

Si chiama In Senegal (www.insenegal.org), è il nuovo sito Internet dedicato ai senegalesi residenti in Italia e agli italiani amanti del Senegal. Tra le altre cose, contiene tante utili informazioni sulle usanze e sulla spiritualità dei musulmani murid. Vale la pena fare una visita !